I dati del Rapporto Sport 2025

L'analisi, di Sport e Salute, quantifica il valore economico dello sport in Italia e attesta che diminuiscono i sedentari
L'analisi, di Sport e Salute, quantifica il valore economico dello sport in Italia e attesta che diminuiscono i sedentari

Lo sport fa bene alla salute e contribuisce anche all’economia del nostro paese, lo afferma il Rapporto Sport 2025. Il documento, edito da Sport e Salute ICSC, si inserisce nelle iniziative statistiche ad indirizzo sociale, promosse dal Ministro per lo Sport, volto a comprendere ed individuare il mercato sportivo in Italia, volano della crescita psico-fisica e sociale della popolazione. Nel 2023 ha generato circa 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL nazionale. L’occupazione è aumentata del 2%, arrivando a 421.000 addetti, occupati principalmente nel settore dei servizi. La salute può sentirsi al sicuro, visto che 38,1 milioni di italiani dichiarano di essere attivi.

Infatti, il 66,5% della popolazione nel 2024 ha praticato sport in forma continuativa o saltuaria, in particolare camminare o passeggiare in bicicletta. Sarebbe comunque auspicabile aumentare le sessioni settimanali visto che, le attuali 1 o 2 volte, sono nettamente al di sotto della media europea.

Scende la sedentarietà, fattore predisponente di molte patologie. Anche se il 33,2% della popolazione italiana dichiara di non aver praticato nessuna attività fisica nel proprio tempo libero, questa percentuale è la più bassa di sempre e si traduce in un milione in meno di sedentari rispetto al 2023. Salvaguardare questi numeri, anzi contribuire a fare in modo che aumenti l’abitudine a praticare sport è propedeutico alla riduzione delle spese sanitarie in termini di gestione delle patologie croniche, domande di prestazioni, costi indiretti.

Il PIL dello sport: un settore economico autosufficiente

Il Rapporto applica al caso italiano la definizione europea Vilnius 2.0, che consente di misurare l’economia dello sport attraverso 3 branche di attività economiche:

  • Imprese sportive in senso stretto, legate cioè alla gestione vera e propria di impianti, attività di club sportivi, palestre ed altre imprese simili;
  • Altre attività collegate allo sport, ovvero in grado di servire chi pratica sport (produzione e vendita di abbigliamento, calzature ecc.);
  • Attività che attingono allo sport come input, come media sportivi, scommesse, servizi turistici, di trasporto e medici.

Il valore raggiunto nel 2023 è stato:

  • 5,3 miliardi dalle attività peculiarmente sportive;
  • 14,7 miliardi da attività strettamente connesse allo sport;
  • 12 miliardi nelle organizzazioni produttive connesse in senso lato allo sport.

Legando la divisione al Prodotto Interno Lordo (PIL), possiamo affermare che meno di un quinto di esso origina dove si esercita l’azione atletica. Tutto il resto è filiera dello sport. È interessante comprendere che il valore totale raggiunto dallo sport, sempre nell’anno di riferimento 2023 è superiore all’industria in senso stretto (4,41 miliardi) e nettamente più alto di agricoltura, costruzioni e commercio, rispettivamente con 969, 709 e 1.360 miliardi di euro.

La stessa tendenza è riscontrabile nel numero di occupati:

  • Attività sportive: 88.710 occupati;
  • Industria in senso stretto: 55.265;
  • Agricoltura: 17.920;
  • Commercio: 17.122;
  • Costruzioni: 8.798.

Sport e impresa

È difficile immaginare un’altra infrastruttura relazionale, fuori dalla scuola e dalla sanità, con una capacità di intercettazione così ampia e quotidiana. A questa rete si affianca una platea di 471.000 lavoratori sportivi con almeno un contratto di collaborazione coordinata e continuativa: per molti di loro il reddito annuo è modesto, spesso sotto i 5.000 euro.

L’Italia lavora con lo sport. Se guardiamo all’organizzazione, la fotografia è quella di un Paese ricamato da associazioni e società sportive dilettantistiche. Nel 2024 il Registro nazionale (RASD) censisce 107.804 enti con almeno un tesserato, pari a 1,83 realtà ogni mille abitanti. In totale parliamo di 12,3 milioni di persone tesserate, di cui 11,7 milioni con una tessera da atleta agonista o praticante; tra i 6 e i 14 anni, quasi due ragazzi su tre fanno parte della rete dello sport organizzato.

Sport e investimenti

Tra il 2019 ed il 2024, l’Istituto per il Credito Sportivo ha finanziato oltre 3200 progetti, per un investimento pari a 1,7 miliardi di euro. La maggior parte dei progetti è di taglia medio-piccola, al di sotto dei 500 mila euro. Ragionando in termini di ritorno dall’investimento, con una visione preventiva, possiamo affermare che ogni euro investito genera quasi cinque euro di benefici sociali, sanitari, riduzione della criminalità, valore aggiunto del volontariato. Il consolidamento di tale trend potrebbe concretizzarsi all’interno dei Piani regionali di prevenzione, negli accordi di programma tra Comuni, ASL e Terzo Settore.

Sport e impianti

Dal punto di vista impiantistico troviamo un’Italia bifronte. Da un lato oltre 78.000 impianti sportivi e 144.000 spazi di attività, con una media nazionale di 1,38 impianti e 2,54 spazi ogni mille abitanti. Dall’altro, una distribuzione fortemente diseguale: nel Sud il rapporto scende a 1,14 impianti e 1,88 spazi ogni mille abitanti, con il 15% delle strutture non funzionanti (quasi il doppio della media nazionale).

Più del 40% degli impianti è stato costruito tra gli anni ’70 e ’80, spesso in epoca di grandi eventi sportivi, e oggi mostra i segni dell’età: obsolescenza energetica, barriere architettoniche, standard di sicurezza da aggiornare. In questo quadro, i playground emergono come dispositivo relativamente semplice e a forte impatto: dal 2020 al 2025 sono cresciuti del 7,8%, e circa l’80% dei nuovi impianti rientra in questa categoria.

Sport con scuola e sociale

I tre pilastri di una crescita e di una socialità sana sono racchiusi all’interno di 2 progetti a cura del Ministero per lo Sport e i Giovani. Per lo sviluppo ed il potenziamento dell’attività fisica e motoria in ambito scolastico, sono stati avviate alcune iniziative. Gli alunni coinvolti sono stati più di 2 milioni, all’interno di 4.200 comuni. Il fine? Diffondere l’attività motoria e l’orientamento sportivo, oltre alla cultura del benessere e del movimento nella scuola, favorendo l’apprendimento delle capacità e degli schemi motori di base. La rete sociale è stata percorsa favorendo il supporto a favore di Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, promuovendo progetti di integrazione sportiva all’interno delle comunità, quartieri ed anche carceri.

Due opposti: stili di vita attivi e sedentarietà

Sintetizzando i dati riguardanti la pratica sportiva nell’anno 2024 possiamo affermare che: aumentano gli sportivi e calano i sedentari. Si osserva, inoltre, un forte incremento della pratica sportiva tra le bambine e i bambini tra i 6 e i 10 anni.

Messi a terra, questi dati diventano:

  • 38,1 milioni di italiani che hanno praticato sport o attività fisica nel tempo libero;
  • Il 66,5% della popolazione (a partire dai 3 anni di vita) hanno svolto corsi o attività sportiva nel tempo libero;
  • 16,4 milioni di praticanti sportivi continuativi;
  • 33,2% di sedentari, il valore più basso di sempre;
  • Circa un milione di sedentari in meno rispetto al 2023;
  • 20,4% in più di persone che praticano sport durante tutto l’anno rispetto al 2025;
  • i praticanti attivi sono il 28,6% (16,4 milioni), i saltuari il 9%, mentre un ulteriore 28,9% si limita a qualche attività fisica non strutturata.

Sulla base del sesso e del titolo di studio, possiamo affermare che gli uomini praticano più sport delle donne, mentre i laureati molto più di chi ha interrotto gli studi precocemente o si è fermato alla scuola dell’obbligo. Focalizzando ora l’attenzione sulla qualità e quantità del tempo dedicato allo sport, nel 2024 il 37,1% degli italiani ha praticato attività fisica per 3 o 4 volte a settimana, mentre quasi la metà, il 48,8%, lo fa 1 o 2 volte.

Sport e salute, due facce della stessa medaglia

Lo sport fa bene alla salute, lo ripetiamo ancora una volta. Se lo sport vale l’1,5% del PIL ed è in grado di attrarre a sé due terzi della popolazione in qualche forma di attività fisica, il sistema salute dovrebbe reinvestire tali benefici in azioni concrete di monitoraggio, sensibilizzazione e salvaguardia della popolazione. Si potrebbero implementare iniziative sportive proprio verso anziani affetti da patologie croniche. Utilizzare gli eventi sportivi come momenti di divulgazione di una cultura preventiva, a salvaguardia del proprio stato di salute.

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di Muzio Stornelli

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