I “grandi traumi“, riconducibili a cause come gli incidenti stradali, possono rappresentare una sfida per il Sistema Sanitario Nazionale. Per rispondere in modo ancora più efficace a queste situazioni, l’Asl Torino 3 ha costruito un “Trauma Team” dedicato alla presa in carico del paziente politraumatizzato presso l’ospedale “Edoardo Agnelli” di Pinerolo.

Un nuovo modello organizzativo, che nasce dal lavoro congiunto di numerosi professionisti del presidio e che punta a garantire una gestione tempestiva e coordinata delle emergenze maggiori. «Una scelta che tiene conto delle caratteristiche del territorio pinerolese, caratterizzato dalla presenza di località turistiche alpine e importanti collegamenti stradali che richiamano migliaia di persone – spiega Marina Civita, direttore della Medicina e Chirurgia d’Urgenza di Pinerolo – ma che rappresenta un modello estendibile in tutta Italia».

Cos‘è un grande trauma

«Quando si parla di grandi traumi si fa riferimento a lesioni che coinvolgono contemporaneamente più distretti corporei o che, per dinamica dell’evento e possibili conseguenze cliniche, possono mettere rapidamente a rischio la vita del paziente» spiega Civita.

«Il trauma maggiore è una patologia tempo-dipendente – prosegue – Questo significa che le possibilità di sopravvivenza aumentano sensibilmente se l’intervento avviene nel minor tempo possibile e attraverso un approccio multidisciplinare».

«La causa più frequente resta l’incidente stradale, che rappresenta circa il 60-65% dei traumi maggiori registrati in Italia. A questi si aggiungono gli incidenti motociclistici e ciclistici, oltre agli investimenti dei pedoni. Tra le altre cause – continua – figurano le cadute dall’alto, gli infortuni sul lavoro e, in misura minore, i traumi penetranti provocati da ferite da arma bianca, da arma da fuoco o da incidenti particolarmente complessi».

«L’età rappresenta inoltre un fattore determinante. Nei soggetti più giovani predominano i traumi ad alta energia legati alla mobilità e allo sport. Negli anziani, invece, anche una semplice caduta può trasformarsi in un evento grave a causa della fragilità ossea, delle patologie concomitanti e dell’assunzione di farmaci anticoagulanti».

La catena della sopravvivenza

«Di fronte a un trauma maggiore, ogni minuto può fare la differenza. Per questo motivo il nostro nuovo percorso si inserisce all’interno di una vera e propria “catena della sopravvivenza” che parte dal soccorso territoriale e prosegue fino all’eventuale trasferimento nei centri specialistici».

L’obiettivo, secondo Civita, è in primis «identificare rapidamente le lesioni che possono essere trattate nell’immediato e stabilizzare il paziente prima di un eventuale trasferimento verso strutture dotate di competenze altamente specialistiche, come neurochirurgia o chirurgia vertebrale».

Un Trauma Team perfettamente coordinato

Il cuore del nuovo modello è rappresentato dal Trauma Team, una squadra multidisciplinare attivata immediatamente all’arrivo di un paziente con trauma maggiore.

«Medici d’urgenza, anestesisti, infermieri, operatori socio-sanitari, radiologi, tecnici di radiologia, chirurghi e ortopedici intervengono contemporaneamente, mettendo a disposizione le proprie competenze per valutare e trattare il paziente nel minor tempo possibile. Ogni figura deve operare in modo simultaneo» sottolinea Civita. «Il trauma deve essere inquadrato in pochi minuti e ciascun professionista contribuisce con le proprie competenze specifiche».

«In questo contesto il ruolo del team leader assume un’importanza centrale. A seconda delle condizioni del paziente, il coordinamento può essere affidato al medico d’urgenza o all’anestesista, che guidano le attività del gruppo e garantiscono una gestione ordinata e condivisa delle priorità cliniche».

Formazione, simulazioni e supporto psicologico

L’efficacia di un Trauma Team non dipende soltanto dalle competenze tecniche, ma anche dalla capacità di lavorare insieme in condizioni di elevata pressione.

«Il percorso di Pinerolo prevede momenti di formazione continua, simulazioni periodiche e attività di debriefing al termine degli interventi più complessi, utili a individuare eventuali criticità organizzative e migliorare costantemente le procedure» aggiunge. «Particolare attenzione viene riservata anche alle cosiddette “non technical skills“, ovvero la comunicazione, la leadership, la gestione dello stress e il rapporto con i familiari».

«Tra le innovazioni introdotte figura inoltre il coinvolgimento della psicologia dell’emergenza, soprattutto nei casi che coinvolgono giovani pazienti o eventi particolarmente traumatici, nei quali la comunicazione delle cattive notizie richiede competenze specifiche e grande sensibilità».

«L’obiettivo finale è costruire un sistema capace di funzionare come un’unica squadra, in cui ogni professionista svolga il proprio ruolo all’interno di una risposta coordinata, rapida ed efficace. Un modello che punta a migliorare ulteriormente la gestione delle emergenze maggiori in un territorio dove la montagna, il turismo e la mobilità – conclude – rendono il trauma grave una realtà con cui confrontarsi quotidianamente».

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