In Italia le apparecchiature mediche sono sempre più obsolete e vengono rinnovate con sempre meno frequenza. A rivelarlo è un’indagine realizzata dall’Associazione Italiana Ingegneri Clinici, con la partecipazione di ospedali provenienti da tutta Italia, che ha sottolineato come una quota significativa di dispositivi di uso frequente abbia superato l’età di esercizio raccomandata, con conseguenze importanti su sicurezza, affidabilità e performance degli stessi.
Macchinari operativi oltre il limite raccomandato
Secondo la survey, questa situazione riguarda prevalentemente dispositivi medici di piccole e medie dimensioni, essenziali nelle attività cliniche quotidiane come diagnosi, monitoraggio e supporto terapeutico. Questi dispositivi, sostituiti in media dopo 10 anni, non dovrebbero avere una vita così lunga: infatti, le linee guida tecniche suggeriscono infatti periodi di turnover molto più brevi per molti strumenti. Ad esempio, defibrillatori, laser chirurgici, incubatrici ed elettrobisturi dovrebbero essere rinnovati dopo sette anni, e tutti i monitor non dovrebbero superare gli otto anni di vita. Gli endoscopi, utilizzati per procedure diagnostiche e interventistiche ormai di routine, richiedono un rinnovo ancora prima, indicativamente dopo cinque anni.
La mancata sostituzione in tempi appropriati può influire non solo sulla qualità delle prestazioni erogate, ma anche sulla sicurezza del paziente e sull’efficienza operativa delle strutture sanitarie. In termini pratici, ciò significa che apparecchiature di uso corrente possono essere presenti negli ospedali oltre la soglia consigliata, con potenziali riflessi sulla loro capacità di offrire prestazioni in linea con l’evoluzione tecnologica e gli standard assistenziali.
Implicazioni per la sanità italiana
Il dato sull’anzianità delle apparecchiature medio-piccole evidenzia una discrepanza tra la necessità di mantenere elevati standard clinici e le difficoltà tecniche, organizzative e di investimento che caratterizzano molte realtà del Sistema Sanitario Nazionale. Il corretto ricambio tecnologico, infatti, non è solo una questione di dotazioni e di rispetto delle raccomandazioni, ma un elemento chiave per garantire qualità delle cure, accuratezza diagnostica e sicurezza dei pazienti in un contesto sanitario in costante evoluzione. Per questo, l’adeguamento tecnologico si rende necessario per evitare che la capacità di risposta Sistema Sanitario ne risenta.
