Nell’adulto sopra i 40 anni, il passaggio ad una dieta plant-based, riduce il rischio delle principali condizioni patologiche: malattie cardiovascolari, tumori e degenerazione neurologiche. Diversa la situazione per i bambini e gli adolescenti, che hanno bisogno di più energia, proteine, vitamina B12, calcio, ferro e altri micronutrienti per crescere in salute rispetto agli adulti. Una recente analisi pubblicata sulla testata scientifica Critical Reviews in Food Science and Nutrition indica che, molto probabilmente, è, anzi, vero il contrario: una dieta vegetariana o, addirittura, vegana potrebbe non fare bene a chi deve ancora svilupparsi.
L’impatto della dieta vegana o vegetariana nei bambini
La meta-analisi ha identificato 59 studi che includevano 48.626 partecipanti (7.280 latto-ovo-vegetariani, 1.289 vegani e 40.059 onnivori). I bambini e adolescenti latto-ovo-vegetariani e vegani mostravano un’altezza inferiore, ossa meno mineralizzate e una massa muscolare più contenuta. Dal punto di vista nutrizionale, i vegetariani consumavano meno energia, proteine, grassi, vitamina B12, vitamina D e zinco e, anche se consumavano più ferro, avevano livelli di ferritina ed emoglobina più bassi con un maggiore rischio di anemia, e di maggiore facilità a stancarsi negli sforzi fisici e nello studio. I vegani mostravano andamenti simili, con un apporto di calcio particolarmente basso.
È uno studio attendibile?
«Poche meta-analisi su questo argomento contengono un numero così elevato di studi e partecipanti» dice Arrigo F. G. Cicero, Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’Università degli Studi di Bologna e presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINut).
Il campione particolarmente ampio e il numero proporzionalmente elevato di bambini e adolescenti vegetariani e vegani in relazione al gruppo di controllo degli ‘onnivori’ «ci permettono di dire che le differenze che lo studio osserva sono significative e non dovute a variabilità spontanee e fisiologiche all’interno di una popolazione. Altezza, mineralizzazione delle ossa, peso, livelli di ferritina sono macro-fenomeni indisputabili. Ci possono essere differenze tra studi e popolazioni diverse, e distinguo sulla definizione delle categorie, per esempio sul concetto di ‘onnivoro’ che è piuttosto generale, ma la direzione che emerge è chiara. Una dieta vegana o vegetariana ha un effetto misurabile sullo sviluppo del bambino e, tendenzialmente, non favorevole».

Perché una dieta vegana o vegetariana non fa bene al bambino come all’adulto?
«Essenzialmente perché il bambino nel suo percorso di crescita ha bisogno di molte più proteine e nutrienti che si trovano in grande abbondanza nei prodotti di origine animale ma sono molto meno concentrati nei prodotti di origine vegetale e/o meno assimilabili. Gli amminoacidi essenziali, quelli che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare, sono un esempio. La vitamina B12, importante per lo sviluppo del sistema nervoso, o il ferro, sono altri».
La carenza di ferro nei giovani vegani o vegetariani è particolarmente preoccupante.
«Pur non essendo anemici, i partecipanti allo studio hanno riserve più circoscritte, il che li rende vulnerabili a carenze in caso di patologie come una gastroenterite prolungata che impedisca di nutrirsi, per esempio. Tra l’altro, una dieta estremamente ricca in fibre e fitati come quella vegana riduce la capacità di assorbimento intestinale del ferro, creando un doppio problema: di quantità da consumare e di quantità che si riescono a metabolizzare. Inoltre, il ferro serve a creare la mio-globina, che è in un certo senso l’emo-globina dei muscoli. La sua carenza spiega la tendenza dei giovani vegani e vegetariani a stancarsi prima ed essere meno resistenti agli sforzi fisici, ma anche sui libri. Il che è un importante svantaggio. Infine, il ferro influisce sulla risposta immunitaria e la carenza di ferro implica, quindi, maggiore vulnerabilità rispetto alle infezioni».
La differenza nell’indice di massa corporea BMI è un altro segnale d’allarme
«In una società che tende all’obesità è, in particolare, all’obesità infantile e adolescenziale potrebbe essere un segnale positivo. Ma non lo è se indica una riduzione della massa muscolare e della densità delle ossa».
Quale è il messaggio per i genitori vegani o vegetariani?
«Che c’è una differenza tra scelte etiche e scelte di salute. Sappiamo che il veganesimo è una scelta etica ed è, in quanto tale, da rispettarsi. Ma non tutte le scelte etiche sono salutari ed è importante capire l’impatto sulla salute delle scelte che si fanno, soprattutto se le si fa al posto di un minore che non può scegliere autonomamente».
C’è un modo per cui una dieta vegana o ovo-latto-vegetariana possa essere salutare, o almeno, non dannosa per l’età dello sviluppo?
«Teoricamente sì. È solo molto, molto più difficile strutturare una dieta con gli elementi nutrizionali necessari alla crescita in buona salute se si escludono tutti o parte dei prodotti di origine animale. Alcuni micronutrienti critici possono essere somministrati a parte come la vitamina B12, per esempio. Per altri, come il ferro, è più complicato. E per le proteine, è necessario pianificare con estrema cura e rigore una grande varietà di alimenti nei tre pasti per concentrarne a sufficienza. Ciò richiede conoscenza, tempo (tanto), capacità culinarie e di programmazione, e spesso anche disponibilità economica».
E se un genitore volesse crescere i figli seguendo diete vegane o vegetariane a prescindere?
«Il mio consiglio professionale è di farsi aiutare da un esperto di nutrizione. Perché le diete vegane o vegetariane fai-da-te, su bambini e adolescenti, possono determinare danni seri e a lungo termine».
