I costi invisibili della sanità: una mappa ancora da costruire

Oltre risarcimenti e polizze, una riflessione sui fattori economici che sfuggono ai bilanci tradizionali e sul loro impatto sul sistema sanitario

Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità dei sistemi sanitari, una parte rilevante dell’attenzione continua a concentrarsi sui costi più visibili: quelli assicurativi, i risarcimenti, le voci che trovano immediata collocazione nei bilanci. Roberto Esitini, Head of Healthcare di MAG, affronta il tema da una prospettiva diversa, portando l’attenzione su un’area meno esplorata ma potenzialmente decisiva per comprendere l’effettivo impatto economico della gestione del rischio clinico. Il punto di partenza riguarda la definizione stessa di costo e la necessità di superare una lettura semplificata che riduce la malpratica a un problema assicurativo.

Il quadro che emerge riguarda l’esistenza di componenti economiche che sfuggono alle rilevazioni ordinarie, perché non vengono isolate, misurate o ricondotte a un’origine specifica. Farmaci, giornate di degenza, procedure ripetute, utilizzo di risorse materiali e organizzative rappresentano ambiti nei quali si annidano effetti economici non immediatamente riconducibili a un errore clinico, ma che incidono in modo significativo sull’operatività delle strutture sanitarie. A questi aspetti si affianca una dimensione più ampia, legata alle conseguenze sul sistema nel suo complesso, come l’impatto sui tempi di attesa e sull’accesso alle cure.

Esitini colloca questi elementi all’interno di un contesto nel quale manca ancora una letteratura scientifica consolidata, sia a livello nazionale sia internazionale. La riflessione si muove quindi su un terreno in larga parte inesplorato, che richiede nuovi strumenti di analisi e una capacità di lettura trasversale dei processi sanitari. L’attenzione non si limita ai grandi numeri, ma si estende anche a dinamiche minute, che sommate contribuiscono a determinare un carico economico rilevante.

Dalla mappatura dei costi alla convergenza tra rischio clinico e finanziario

Nel proseguire l’analisi, Roberto Esitini introduce il tema degli strumenti necessari per rendere visibili e misurabili questi costi. La riflessione si sposta sul ruolo della ricerca, del confronto tra istituzioni e della costruzione di percorsi condivisi tra università, enti pubblici e strutture sanitarie. In questo ambito, l’organizzazione di momenti di approfondimento e la creazione di tavoli di lavoro assumono una funzione strategica, perché consentono di impostare studi strutturati e di lungo periodo.

Un passaggio centrale riguarda la necessità di una mappatura sistematica, che permetta di individuare le diverse voci di costo e di analizzarle secondo modelli coerenti. L’Head of Healthcare di MAG richiama l’attenzione sulla possibilità di integrare questi dati all’interno di sistemi informativi già esistenti o in evoluzione, come la cartella clinica informatizzata, immaginata non solo come strumento clinico ma anche come supporto alla gestione economica interna.

Da qui si apre una riflessione più ampia sulla relazione tra gestione del rischio e gestione finanziaria. La capacità di distinguere tra costi legati all’attività ordinaria e costi generati da eventi avversi diventa un elemento chiave per comprendere la reale struttura della spesa sanitaria. Il tema degli investimenti in sicurezza si inserisce in questo quadro come leva potenziale non solo per la tutela dei pazienti, ma anche per il riequilibrio economico delle organizzazioni sanitarie. La prospettiva delineata riguarda quindi un cambio di paradigma, nel quale la conoscenza approfondita dei costi diventa uno strumento di governo e di programmazione.

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di Tommaso Vesentini

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