Nel corso degli ultimi anni, la medicina vascolare ha attraversato una profonda trasformazione concettuale e organizzativa. Angelo Santoliquido, Direttore, UOSD Angiologia e Diagnostica Vascolare Non Invasiva, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, colloca la propria riflessione all’interno di questo cambiamento, partendo dalla tradizionale separazione tra patologie venose e patologie arteriose, a lungo considerate ambiti distinti sia nella formazione medica sia nella pratica clinica. Questa impostazione ha influenzato per decenni l’organizzazione dei percorsi assistenziali, la specializzazione dei professionisti e le strategie di prevenzione adottate nei sistemi sanitari.
Il tema centrale riguarda il progressivo avvicinamento tra questi due ambiti, oggi ricondotti a un’unica cornice interpretativa: quella delle malattie vascolari. Santoliquido richiama l’evoluzione del pensiero scientifico che ha portato a superare una visione compartimentata, evidenziando come vene e arterie condividano elementi comuni non solo dal punto di vista anatomico, ma anche sotto il profilo fisiopatologico. In questo contesto, assumono rilievo i risultati di studi che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra patologie venose croniche e malattie cardiovascolari.
L’attenzione si concentra su categorie di pazienti caratterizzate da forme avanzate di malattia venosa, nelle quali la sintomatologia diventa un elemento chiave per comprendere l’evoluzione clinica nel tempo. La riflessione si sviluppa attorno al legame tra condizioni apparentemente circoscritte agli arti inferiori e la successiva comparsa di eventi cardiovascolari maggiori. Questo collegamento apre interrogativi rilevanti non solo sul piano clinico, ma anche su quello della prevenzione e dell’organizzazione delle cure.
Infiammazione, prevenzione e nuovi modelli di gestione vascolare
Successivamente, il direttore sanitario introduce un elemento interpretativo che consente di leggere in modo unitario patologie fino a poco tempo fa considerate separate: l’infiammazione. Il riferimento è a un processo infiammatorio persistente, di basso grado, che si sviluppa nel contesto delle patologie venose croniche sintomatiche e che nel tempo contribuisce a modificare il profilo di rischio cardiovascolare dei pazienti. Questo meccanismo rappresenta un punto di convergenza tra ambiti clinici differenti e offre una chiave di lettura condivisa.
La riflessione si estende quindi al tema della prevenzione, intesa non più come intervento limitato ai fattori di rischio tradizionalmente associati alle malattie arteriose. Fumo, obesità, dislipidemie, diabete e ipertensione restano elementi centrali, ma vengono affiancati da una maggiore attenzione alla diagnosi e al trattamento delle forme avanzate di malattia venosa. Si richiama la necessità di adottare una visione più ampia, capace di intercettare precocemente segnali che possono avere conseguenze rilevanti nel lungo periodo.
Questo approccio implica una revisione dei modelli organizzativi e dei percorsi clinici, con l’obiettivo di integrare la gestione delle patologie venose all’interno delle strategie di prevenzione cardiovascolare. La prospettiva delineata riguarda una sanità in cui la distinzione tra specialità lascia spazio a una lettura trasversale dei processi patologici, orientata alla riduzione del rischio complessivo e alla tutela della salute nel tempo.
