Per evolvere c’è bisogno di una formazione multidisciplinare e collaborativa

Università, professioni sanitarie e Servizio Sanitario Nazionale devono lavorare in concerto per rappresentare una leva di sviluppo del sistema di cura

Il confronto tra mondi diversi della sanità e della formazione rappresenta oggi uno dei nodi centrali per immaginare un’evoluzione coerente dei sistemi di cura. Paolo Villari, Professore Ordinario del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università Sapienza di Roma, affronta questo tema partendo dall’esperienza di un tavolo di lavoro a Welfair, la fiera del fare Sanità, che ha messo al centro la formazione sanitaria. Questa deve essere considerata non come ambito isolato ma come leva strategica per il funzionamento complessivo del sistema. L’attenzione si concentra sulla necessità di ripensare i percorsi formativi, andando oltre una visione esclusivamente medica e includendo tutte le professioni sanitarie coinvolte nei processi di assistenza.

La discussione ha fatto emergere riflessioni sul ruolo della formazione come spazio di incontro tra competenze differenti, linguaggi professionali e responsabilità condivise, con l’importanza di una prospettiva capace di superare la frammentazione, mettendo in relazione saperi accademici e bisogni reali dei servizi sanitari. In questo contesto, non si intende la formazione come un passaggio preliminare alla pratica, ma come un elemento strutturale che accompagna l’intero percorso professionale. La formazione, in questa cornice, assume un ruolo di raccordo tra innovazione, organizzazione e qualità delle cure.

Formazione, multidisciplinarietà e sistema sanitario

In questo scenario, è cardine il legame tra multidisciplinarietà e sviluppo del sistema sanitario: la collaborazione tra professionisti rappresenta una dimensione imprescindibile del sistema di cura. Il tema non riguarda soltanto il lavoro quotidiano nei servizi, ma coinvolge direttamente i modelli formativi che preparano i futuri operatori sanitari. La riflessione deve investire anche il dialogo tra università e Servizio sanitario nazionale, due ambiti che condividono obiettivi comuni ma che richiedono strumenti adeguati a operare in modo coordinato.

Villari richiama attenziona anche sull’impatto che una maggiore integrazione può avere nel tempo, sia sul piano della qualità della formazione sia su quello dell’efficienza dei servizi. Il valore di una visione sistemica, in cui formazione e assistenza procedono in modo interconnesso e coerente, è inestimabile. In questa prospettiva, i percorsi educativi diventano luoghi di costruzione di competenze trasversali, capaci di rispondere alla complessità crescente dei bisogni di salute.

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di Redazione Bees Sanità

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