La salute di una popolazione non dipende solo dall’accesso ai servizi sanitari, ma da un complesso intreccio di fattori sociali, economici e ambientali. I determinanti sociali della salute sono condizioni in cui le persone nascono, crescono, vivono, lavorano e invecchiano. Tra questi, la povertà emerge come uno degli aspetti più critici. L’Italia, come sostenuto dall’analisi presentata al convegno “Universalità. etica e innovazione per il Servizio Sanitario Nazionale” di metà gennaio da Raffaella Bucciardini, Direttrice del Centro Nazionale per la Salute Globale presso l’Istituto Superiore di Sanità, non è esente da queste disuguaglianze, con disparità significative tra diverse regioni e tra gruppi sociali.
Il principale: la povertà
«La povertà è uno dei determinanti sociali di salute più rilevanti, poiché determina una serie di esposizioni a fattori di rischio che a loro volta causano una salute disuguale nel tempo» ha affermato la direttrice. La povertà assoluta, che colpisce circa 2 milioni di persone in Italia, è una delle condizioni più gravi. Le famiglie che non possono permettersi i beni e i servizi essenziali vivono in una situazione di grave svantaggio, che compromette non solo la qualità della vita ma anche l’accesso a cure mediche e prevenzione.
Interessante è l’influenza della provenienza geografica. La povertà assoluta è più alta nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri, con un’incidenza del 35,2%, rispetto a quelle composte da soli italiani, dove la povertà si attesta al 6,2%. Inoltre, c’è una marcata differenza tra le regioni: mentre il Sud Italia ha tassi di povertà molto più elevati, il Centro e il Nord si trovano sotto la media nazionale, ma le disuguaglianze rimangono evidenti.
Il ruolo dell’istruzione
L’istruzione è un altro determinante sociale fondamentale. Le persone con livelli di istruzione più bassi, come coloro che non vanno oltre la licenza elementare, corrono un rischio di mortalità più alto. «Le persone con al massimo licenza elementare hanno un rischio di morte 1,4 volte superiore rispetto a chi possiede un titolo di studio più alto». Questo rischio aumenta ulteriormente per gli over 30, con il tasso di mortalità che può essere almeno doppio rispetto a quello delle persone laureate.
L’istruzione non solo influisce sulla salute, ma anche sulle opportunità lavorative, sociali ed economiche. «L’educazione è cruciale per permettere alle persone di prendere il controllo della propria vita» e si sottolinea che le persone con un maggiore livello di istruzione hanno una maggiore probabilità di accedere a lavori dignitosi e di vivere in ambienti più salubri.
Disuguaglianze regionali: la mobilità sanitaria
Un altro fattore determinante nella salute sociale è la mobilità sanitaria. In Italia, le persone che si spostano tra le regioni per ricevere cure mediche sono un chiaro segnale delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi. La mobilità sanitaria si divide in attiva e passiva. Nella prima ricadono i pazienti che scelgono spontaneamente di spostarsi da un territorio a un altro meglio attrezzato per ricevere assistenza, mentre nella seconda rientrano coloro che sono costretti ad andarsene dal proprio territorio in quanto in esso sarebbero impossibilitati a ricevere le cure di cui necessitano.
Si tratta di un indicatore che restituisce l’immagine di un’Italia a due velocità. Le regioni del Sud, infatti, soffrono di un deficit cronico in termini di infrastrutture sanitarie, con la Campania che ha la speranza di vita più bassa in Italia. Questo divario tra le aree geografiche non riguarda solo l’accesso alle cure, ma anche la qualità della vita in generale. La speranza di vita in buona salute è significativamente più bassa nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.
Le azioni da intraprendere
Per ridurre le disuguaglianze sociali legate alla salute, è essenziale focalizzarsi sui determinanti sociali. «Il governo dovrebbe puntare su interventi che riguardano i determinanti sociali della salute, agendo soprattutto a livello locale». Le politiche locali, infatti, sono spesso più efficaci nell’affrontare queste problematiche, poiché le amministrazioni comunali sono quelle più vicine ai cittadini e comprendono meglio le loro necessità.
È fondamentale migliorare l’accesso a servizi sanitari di qualità per tutti, promuovere l’inclusione sociale e contrastare la discriminazione e il razzismo. «Investire in politiche di prevenzione della malattia e garantire buoni posti di lavoro per tutti è cruciale per creare una società più equa e sana», ha concluso Bucciardini. Solo agendo su questi fronti potremo ridurre significativamente le disuguaglianze sociali che oggi influenzano la salute delle persone in Italia.
