Autismo Regione Lazio: come funzionano i Centri polifunzionali

Assegnato ‘l’Oscar’ della pubblica amministrazione per l’iniziativa che prevede la presa in carico sociale e sanitaria simultanea, preparando gli adolescenti al mondo del lavoro

La Regione Lazio vince il primo premio “PA OK! Insieme per creare valore pubblico”, con il progetto “Centri Polivalenti per l’autismo”. Il contest nazionale “PA OK! Insieme per creare valore pubblico”, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e realizzato da Formez, con il contributo scientifico della SDA Bocconi School of Management, è noto come ‘l’Oscar’ della pubblica amministrazione e ha visto la partecipazione di 208 pubbliche amministrazioni di tutta Italia, candidate con oltre 275 progetti presentati, suddivisi in 7 aree tematiche.

«Il premio è un riconoscimento che la Regione Lazio sta andando nella direzione giusta nell’assistenza ai minori, adolescenti e giovani adulti che ricadono nello spettro autistico. Lo stiamo facendo costruendo un modello innovativo e co-progettato con le famiglie» spiega l’Assessore regionale alle Politiche Sociali, Massimiliano Maselli. «Nel passato molte delle persone che rientravano nello spettro autistico non venivano diagnosticate o la diagnosi arrivava tardi. Oggi, grazie ad una maggior sensibilità culturale e conoscenza scientifica, le diagnosi sono in aumento e, cosa ancora più importante, avvengono in giovane età, quando maggiore è il beneficio che l’assistenza sociosanitaria può portare alla giovane persona e alla famiglia».

Come funziona il Piano Regionale sull’autismo del Lazio

«Il Piano 2025-27 è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra Assessorato all’Inclusione Sociale, Assessorato alla Sanità, Istituto Superiore di Sanità e ha vista la partecipazione a tutti i livelli territoriali e sin dalla fase di progettazione delle Consulte per la disabilità. Il cuore del Piano è la presa in carico congiunta della persona, fin dal primo momento ovvero dall’unità valutativa multidimensionale, da parte sia del personale sanitario dei distretti che degli assistenti sociali. Questa impostazione rientra in una visione globale che vede l’inclusione sociale come pilastro fondante della salute. L’assistenza è e deve essere sempre più un’assistenza integrata socio-sanitaria. Il legame tra i due ambiti è, in molti casi, indissolubile: l’esclusione sociale è causa di malattia; la malattia è causa di esclusione sociale. Per curate un aspetto, dobbiamo affrontare entrambi».

Come funzionano, quindi, i Centri Polifunzionali della Regione Lazio?

«Sono il motore del Piano regionale sull’autismo e fanno un passo avanti rispetto ai tradizionali centri diurni. Oltre all’assistenza quotidiana, i Centri Polifunzionali formano gli adolescenti per aiutarli ad entrare nel mondo del lavoro da adulti. Questa impostazione non solo vuole contribuire a facilitare l’inclusione sociale, ma affronta uno dei passaggi più delicati per i giovani assistiti: quello all’età adulta che, spesso, coincide con la una brusca riduzione del supporto previsto per i minori. È evidente, però, che un ragazzo o una ragazza di 17 anni e mezzo non cambia radicalmente al compimento dei 18 anni: i problemi rimangono e così deve fare l’assistenza».

Sostenibilità sul lungo periodo: come evolve il Piano per l’autismo?

«L’impianto è solido» assicura Maselli. «Per il 2026 la Regione ha stanziato più di 5milioni di euro, 4 dei quali sono ancora da spendere. A questi si aggiunga un finanziamento nazionale salito, quest’anno, da 7 ad 8 milioni. Oggi i Centri Polifunzionali sono quattro: diventeranno dieci. Tre nella città di Roma, tre nella Provincia di Roma e uno per ognuna delle altre Province della Regione. Ogni Centro potrà assistere fino a 25 giovani e le loro famiglie».

Ci sono altre iniziative a favore delle persone autistiche?

«Il Lazio ha messo in campo un’altra best pratice a costo zero: si chiama ‘Calma sensoriale’. Ho portato personalmente in Giunta la Delibera che è stata approvata e stabilisce un protocollo tra la Regione Lazio e la grande distribuzione. Lo scopo è garantire, in alcuni giorni e fasce orarie, la diminuzione delle luci e della musica, per evitare l’overload sensoriale soprattutto dei minori che ricadono nello spettro autistico. In più, parte del personale verrà formato per aiutare clienti con lo spettro e/o in situazioni di crisi o difficoltà. Più si diffonde la conoscenza e una cultura attenta alle diverse fragilità e bisogni individuali, più riusciamo a costruire una società che ha cura di ogni persona».

Per saperne di più sull’overload sensoriale

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di Tommaso Vesentini

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