Digiuno intermittente, nessun vantaggio rispetto alle diete tradizionali

Revisione della Cochrane Collaboration: il calo di peso è inferiore al 5% in un anno, con risultati simili ai regimi ipocalorici standard.
dieta digiuno intermittente

Negli ultimi anni il digiuno intermittente ha guadagnato grande popolarità come strategia per perdere peso. Secondo questo approccio, si alternano periodi in cui si mangia poco o nulla a momenti di alimentazione normale. Esistono diverse varianti: c’è chi limita i pasti a una finestra oraria giornaliera, chi digiuna alcuni giorni alla settimana, chi alterna giorni di alimentazione normale a giorni di restrizione calorica. 

Visto sui social, sui blog e in alcune pubblicazioni, il digiuno intermittente è spesso descritto come un’alternativa semplice e “naturale” alle diete tradizionali. Tuttavia, la revisione della Cochrane Collaboration sottolinea che le prove disponibili non supportano un vantaggio significativo rispetto ai regimi dietetici convenzionali. 

Come è stata condotta la revisione 

I ricercatori hanno selezionato 22 studi clinici randomizzati, pubblicati tra il 2016 e il 2024, che coinvolgevano complessivamente 1.995 adulti in sovrappeso o obesi. Gli studi si sono svolti in contesti ambulatoriali in Nord America, Australia, Cina, Europa e Sud America. La durata minima degli interventi era di quattro settimane, con un follow‑up di almeno sei mesi; l’analisi si è concentrata su periodi fino a 12 mesi. Gli studi confrontavano il digiuno intermittente con diete a ridotto contenuto calorico, consigli dietetici tradizionali, nessun trattamento o liste di attesa. Gli esiti valutati includevano perdita di peso, qualità della vita, effetti collaterali e altri indicatori di salute. 

I risultati principali 

La revisione mostra che, rispetto alle diete tradizionali, il digiuno intermittente probabilmente produce poca o nessuna differenza nella perdita di peso: la variazione media rispetto al peso iniziale è risultata minima, con valori compresi tra -0,9 e +0,3% nei diversi studi. Anche sulla qualità della vita i dati suggeriscono effetti trascurabili. 

Analogamente, il digiuno intermittente non ha mostrato differenze evidenti rispetto all’assenza di intervento, se non una lieve riduzione ponderale media di circa il 3‑4%, considerata modesta e non clinicamente significativa. Per quanto riguarda gli effetti indesiderati, come stanchezza, mal di testa o nausea, le prove sono incerte e non consentono di trarre conclusioni solide. Nessuno studio ha riportato informazioni sulla soddisfazione dei partecipanti, sullo stato diabetico o su altre comorbidità. 

Limiti e prospettive 

Gli autori sottolineano che molte evidenze hanno certezza bassa o molto bassa, a causa di campioni ridotti, follow‑up limitati e problemi metodologici. I risultati riguardano principalmente effetti a breve termine (fino a 12 mesi), e non permettono di valutare l’efficacia del digiuno intermittente sul lungo periodo. 

Per capire meglio il ruolo di questo approccio, gli studiosi suggeriscono studi più ampi e duraturi, con popolazioni diverse per sesso, età, indice di massa corporea e contesti geografici, nonché valutazioni su soddisfazione, diabete e comorbidità. 

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di Sara Claro

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