Sicurezza e salute sul lavoro: le aziende sanitarie hanno un ruolo nel promuoverle

L’AULSS 9 Verona sostiene, tramite il Dipartimento Spisal, bandi per imprese, scuole e associazioni per aumentare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro
L’AULSS 9 Verona sostiene, tramite il Dipartimento SPISAL, bandi per imprese, scuole e associazioni per aumentare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro

Nel 2024-2025 l’Aulss 9 Scaligera Verona ha messo a disposizione delle imprese circa 1 mln di euro per i progetti che promuovono la sicurezza e la salute dei lavoratori. «Si tratta di fondi che provengono dalle sanzioni comminate alle imprese e che, dal 2010, la Regione Veneto mette a disposizione delle aziende stesse per favorire l’incremento dei livelli di salute e sicurezza» spiega la Direttrice del Servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Ambienti di Lavoro (Spisal) Dott.ssa Stefania Dolci. «Nel 2024-25 abbiamo sostenuto 62 progetti. Nel 2026, il fondo messo a disposizione di 275mila euro; ad oggi sono stati presentati 51 progetto e contiamo di sostenerne oltre una trentina».

Quali sono i progetti per la sicurezza sul lavoro sostenuti dall’AULSS 9?

«Il bando non può essere impiegato per ottemperare agli obblighi di legge in materia di salute e sicurezza previsti dal D. Lgs 81/2008, ma per promuovere azioni che favoriscano l’incremento dei comportamenti a favore della salute e l’incremento della cultura sulla sicurezza e prevenzione a 360°. In particolare, partendo dall’assunto che la salute, secondo l’OMS è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente l’assenza di malattia e infermità”. Questo significa che ogni soggetto deve essere in equilibrio e in grado di gestire i determinanti di salute in qualsiasi ambiente si trovi a vivere assumendo comportamenti sicuri e stili di vita sani».

«Le aziende hanno un ruolo significativo nel favorire anche la promozione di stili di vita sani e l’incremento di competenze nella gestione dei rischi associati, soprattutto alla luce di due grandi trasformazioni in atto: l’invecchiamento della popolazione lavorativa e l’innovazione tecnologica che spesso non va di pari passo con la cultura della sicurezza aziendale. Per seminare e diffondere questa cultura al bando possono accedere aziende e associazioni legate al mondo del lavoro, ma anche Enti pubblici come scuole e università».

Esempi concreti di progetti finanziati?

«Abbiamo avuto casi di progetti all’avanguardia come la formazione all’impiego di droni, per esempio trattori senza pilota, in agricoltura. Questi veicoli possono distribuire automaticamente i fito-medicinali e proteggere il lavoratore sia dal rischio connesso all’erogazione di sostanze chimiche che a quello di guidare in terreni scoscesi. Sempre sviluppato assieme alle associazioni agricole è un software per visore 3D che simula i rischi del lavoro nei campi, a partire dal rischio di un trattore che si rovescia».

«Esempio diverso è la formazione di primo soccorso agli studenti: una competenza che ha già permesso a minori di intervenire e salvare vite in caso di arresto cardiopolmonare e che li accompagnerà in futuro anche sul luogo di lavoro».

«Infine, un ulteriore esempio è il progetto “Movimentiamoci” esteso ad oltre 250 dipendenti della stessa AULSS 9 con iscrizione gratuita a corsi sportivi, visite dei medici dello sport e visite specialistiche nel caso di disturbi alimentari».

Lavoro: uno scenario che cambia in fretta

«I cambiamenti sempre più rapidi e profondi dell’economia, della demografia e della società in generale, producono un impatto anche sul mondo del lavoro, con l’emergere di nuove forme organizzative, modelli aziendali e industrie. Ai contesti tradizionali, in cui permangono situazioni di rischio, quali le costruzioni, l’agricoltura gli impianti industriali, si affianca l’innovazione, l’automazione e la digitalizzazione che sta mutando gli scenari di rischio, e che comporteranno un rilevante cambiamento delle competenze richieste sul mercato del lavoro, l’invecchiamento della forza lavoro, i cambiamenti climatici possono inoltre incidere sulla sicurezza e la salute dei lavoratori (ondate di calore e le altre condizioni metereologiche estreme, l’inquinamento atmosferico e la potenziale diffusione di malattie trasmesse da vettori ecc.)».

«L’introduzione di nuove tecnologie in un ambiente in continua evoluzione richiede il continuo adattamento dei lavoratori con conseguente impatto sull’organizzazione del lavoro e, quindi, un potenziale aumento di fattori di rischio di natura psicosociale».

Il microcosmo di Verona

«Il tessuto produttivo veronese è estremamente frammentato e composto in larghissima parte da micro e piccole imprese, che rappresentano la struttura portante dell’economia locale. Oltre il 95% delle imprese rientra nella categoria microimprese. La provincia di Verona ha una criticità significativa sul fronte della sicurezza, con un numero di infortuni e morti sul lavoro significativi con un andamento fluttuante negli anni».

Come raggiungere il target, soprattutto le piccole aziende a conduzione familiare?

«La comunicazione è molto importante e per questo è ad ampio raggio e multicanale. Lo SPISAL informa le imprese attraverso comunicati stampa, il proprio sito internet, il Comitato Provinciale di Coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, composto dai soggetti Istituzionali competenti in materia, dalle Parti sociali (Associazioni datoriali, Organizzazioni sindacali), i referenti del mondo della scuola e gli ufficiali di Polizia Locale. Lo facciamo anche attraverso la Rete delle scuole per la salute e sicurezza – della quale l’Istituto capofila a Verona è il Ferrari Fermi, e attraverso i medici competenti».

«In questo modo cerchiamo di raggiungere quanti più soggetti possibili, consci che il diritto a un luogo di lavoro sano e sicuro non è solo un obbligo morale ed etico, ma è una necessità imprescindibile per il benessere individuale e collettivo, per la produttività delle imprese e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».

Per saperne di più

Il quadro strategico-normativo del bando Sicuri al lavoro è il seguente: la strategia nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2026‑2030 si ispira al Quadro strategico UE 2021‑2027 e integra il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 (PNP), adottato con Intesa Stato–Regioni dell’agosto 2020, quale documento strategico nazionale di riferimento per prevenzione e sanità pubblica, nonché altri documenti di programmazione strategica e pianificazione operativa degli altri soggetti istituzionali, documenti di organizzazioni internazionali, quale l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali n. 195 del 2024, e il Piano Triennale della Prevenzione 2025-2027 predisposto dall’INAIL. La strategia definisce le linee comuni delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, gli obiettivi e i programmi dell’azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

Nel PNP 2020-2025, gli obiettivi e le azioni si collegano all’erogazione delle prestazioni previste dal Livelli Essenziali di Assistenza, perseguiti dai Piani Regionali della Prevenzione. La strategia tiene conto anche dell’aumentata complessità dell’attività di controllo e vigilanza, con necessità di approcci multidisciplinari ed interdisciplinari, come promosso dai Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali che hanno adottato negli ultimi anni un modello più proattivo e collaborativo, quale il Piano Mirato di Prevenzione che mira anche a potenziare nelle aziende e presso i lavoratori la cultura della salute e sicurezza, attraverso l’assistenza e percorsi di autovalutazione e valutazione collegiale che orientano all’adozione di “soluzioni” con l’obiettivo di prevenire i rischi per la salute e sicurezza prima che si traducano in danni, incidenti gravi o mortali.

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di Tommaso Vesentini

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