Il sistema sanitario è responsabile di una quota sostanziale delle emissioni di gas a effetto serra, poiché spesso viene prestata poca attenzione ai costi ambientali e al risparmio energetico negli ospedali e, più in generale, nelle strutture sanitarie. In aggiunta, si prevede che entro il 2050 le emissioni annuali di gas serra del settore sanitario cresceranno ulteriormente e in modo significativo.
Il progetto Caring Nature ha l’ambizione di sviluppare e sperimentare dieci soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale del settore sanitario, senza compromettere la sicurezza dei pazienti e degli operatori. Il progetto collaborativo intende ridurre l’impronta di carbonio del settore sanitario attraverso la riduzione dell’impatto ambientale degli edifici, dei rifiuti e degli spostamenti dei pazienti. Inoltre, mira a rafforzare le capacità di governance e il coinvolgimento del personale nel perseguimento di questi obiettivi. I risultati del progetto saranno soluzioni sostenibili per una sanità più sostenibile, accessibile ed efficace economicamente e per pazienti, cittadini e lavoratori.
Caring Nature ha la durata di tre anni ed è finanziato per 6 milioni di euro dall’Unione Europea nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon Europe. Coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, coinvolge 19 partner tra cui erogatori di servizi sanitari e assistenziali, università, piccole e medie imprese e industrie provenienti da 11 Paesi europei.
Dalla sala operatoria al cantiere
Il progetto ha definito strumenti per valutare la sostenibilità degli investimenti prima di realizzarli, per rendicontare le performance ambientali secondo gli standard europei e per migliorare i processi clinici riducendo al tempo stesso sprechi ed emissioni. Uno di questi strumenti applica la logica del miglioramento continuo mutuata dall’industria manifatturiera alle 18 principali aree di lavoro di un ospedale, dalla terapia intensiva alla sala operatoria, integrando in un unico percorso di analisi obiettivi clinici, economici e ambientali.
Per gli edifici, sono stati sviluppati un sistema di gestione intelligente dei consumi energetici, già testato in un laboratorio pilota del Policlinico Gemelli di Roma, e uno strumento che aiuta i progettisti a valutare quanto i materiali di un edificio ospedaliero possano essere riutilizzati prima di procedere a ristrutturazioni o demolizioni, riducendo i costi e le emissioni legate allo smaltimento.
Sul tema dei rifiuti, il progetto ha prodotto linee guida per ridurre gli scarti generati nelle sale operatorie e nuovi processi per trattare i rifiuti alimentari e le acque reflue degli ospedali recuperando energia dal processo stesso. Inoltre, ha costruito e testato a Cipro un impianto che trasforma i rifiuti clinici attraverso un processo termico controllato, raggiungendo una riduzione dell’impronta di carbonio del 64% rispetto ai metodi tradizionali di smaltimento e trasporto verso gli inceneritori.
Meno spostamenti e più cultura
Il quarto ambito operativo affronta uno degli impatti ambientali meno visibili della sanità: gli spostamenti dei pazienti. Ogni visita in ospedale genera emissioni legate al trasporto, spesso evitabili. Il progetto ha sviluppato un metodo strutturato per aiutare i responsabili sanitari a capire quando e come introdurre visite mediche a distanza, valutando non solo la fattibilità tecnologica ma anche la sicurezza clinica, la disponibilità dei pazienti, la sostenibilità economica e la riduzione effettiva delle emissioni. Il metodo assegna un punteggio complessivo che orienta la scelta tra l’adozione piena della telemedicina, un modello ibrido che alterna visite in presenza e a distanza, o un approccio sperimentale da valutare caso per caso. I casi studio già sviluppati riguardano le visite pediatriche e la riabilitazione motoria a domicilio, due ambiti in cui la distanza non compromette la qualità della cura e riduce significativamente gli spostamenti delle famiglie.
La quinta e ultima area d’intervento lavora invece sulle persone. Nessuna trasformazione ambientale regge nel tempo senza il coinvolgimento attivo di chi lavora ogni giorno nei reparti. Per questo il progetto ha elaborato una metodologia per costruire comunità interne orientate alla transizione verde, che riuniscono operatori sanitari accomunati da un problema o da un interesse legato alla sostenibilità. Attraverso workshop facilitati con tecniche che spaziano dall’analisi strategica fino a metodi creativi ispirati alle arti performative, questi gruppi imparano a leggere i propri processi di lavoro con occhi nuovi e a tradurre la consapevolezza ambientale in proposte operative concrete per i propri reparti.
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