Seguire costantemente e correttamente le terapie prescritte, in Italia, è sempre più complesso. Questo quanto emerge dall’ultima “Indagine civica sull’aderenza terapeutica: un piano d’azione comune” presentata da Cittadinanzattiva, che ha coinvolto 547 fra pazienti e Presidenti di Associazioni di pazienti e 2228 professionisti sanitari. Solo la metà dei pazienti, cronici o con più patologie, secondo l’indagine, riesce a rispettare con costanza le indicazioni terapeutiche.
Metà dei pazienti non “aderisce” come dovrebbe
Secondo i dati, il 35,6% dei pazienti salta la terapia raramente, l’11,5% occasionalmente, mentre l’1,5% non segue mai con continuità i trattamenti prescritti. Le motivazioni di tale comportamento sono diverse, ma prevalgono gli aspetti psicologici e percettivi: gli intervistati, infatti, hanno dichiarato di soffrire la sensazione di dipendenza dal farmaco (28,3%), di non avere motivazione nel seguire la terapia prescritta (20,8%) e di non ritenersi in pericolo reale (20,2%). Tra le altre cause dichiarate vi è anche la scarsa comunicazione medico-paziente e un non adeguato supporto sociale e informativo, che, a detta dei pazienti intervistati, farebbe diventare la terapia solo un “obbligo”, con conseguente scarsa motivazione nel seguirla.
La maggior parte di tali pazienti sono persone fragili, come anziani con bassa scolarizzazione, che vivono soli e senza un adeguato supporto familiare. Senza contare che, spesso, si tratta di pazienti con più patologie metaboliche, reumatologiche o cardiovascolari, che necessiterebbero di una terapia scrupolosa e costante.
Il costo della mancata aderenza
Secondo Cittadinanzattiva, questo fenomeno ha delle ripercussioni non solo sulla salute dei pazienti, ma anche sul piano sociale ed economico. Si stima che la scarsa aderenza alle terapie comporti un aggravio di spesa per il Sistema Sanitario di circa due miliardi di euro l’anno: la non aderenza alle terapie si traduce infatti in rischi per la salute dei pazienti, con un aumento di ricoveri e costi di assistenza. Inoltre, va a minare l’efficacia stessa delle terapie, compromettendo la qualità delle cure e, infine, riducendo la qualità di vita dei pazienti.
Più ascolto e supporto
Per invertire la rotta, secondo associazioni e pazienti intervistati, servono interventi mirati e strutturali, che portino a un supporto sempre più personalizzato, fatto di una relazione medico-paziente costante e continua, di strumenti concreti per la gestione quotidiana della malattia e un supporto motivazionale. Infatti, secondo i pazienti intervistati, è necessario in primis rafforzare il dialogo tra medico e paziente (36,1%) e avere un supporto concreto nella gestione della malattia (35,6%). Anche i Presidenti delle Associazioni intervistate sono della stessa idea: il rafforzamento della comunicazione medico-paziente, l’educazione terapeutica, l’informazione costante e capillare e la corretta formazione di volontari e caregiver, sono tutti aspetti che potrebbero contribuire a migliorare i dati sull’aderenza terapeutica.
Un modello di rete coordinato per ridurre il fenomeno
«L’aderenza terapeutica è un fenomeno complesso e multifattoriale e, in quanto tale, necessita di interventi personalizzati e allo stesso tempo strutturali per garantire l’efficacia delle cure e quindi la qualità di vita dei pazienti. Interventi che consentirebbero di contenere le spese economiche derivanti dalla scarsa aderenza alle terapie, stimate in circa 2 miliardi di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale», queste le parole di Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.
«Quanto e come il cittadino segua con costanza le terapie, siano esse farmacologiche e non, è condizionato da numerosi fattori, di carattere anagrafico, sociale, economico, di stili di vita, e dunque – conclude – accanto ad interventi di sistema finalizzati a integrare un modello di rete coordinato, di prossimità, supportato da strumenti digitali e capacità organizzativa, occorre puntare molto sul tempo che i professionisti possono dedicare al paziente e ai suoi caregiver».
