Di fronte a un contesto in cui la popolazione invecchia sempre di più e di conseguenza richiederà sempre maggiori risorse umane ed economiche a suo sostegno, il potenziale degli strumenti digitali assume un ruolo ancora più centrale. Dalla telemedicina al supporto alle fasi di triage, accoglienza, trasporto e presa in carico del paziente passando per l’ottimizzazione alla logistica: gli ambiti che possono trovare nuova linfa grazie all’intelligenza artificiale (AI), se non venirne del tutto rivoluzionati, coprono l’intero percorso assistenziale.
Bisogna, tuttavia, ricordare che l’AI non può sostituire il professionista medico: nel 90% dei casi l’AI fornisce risposte esatte, ma solamente se la domanda è posta correttamente. Altrimenti, questa percentuale crolla a un pericolosissimo 30%. Per discutere di queste tematiche, nella settimana scorsa si è tenuto presso la Sala Koch alla Camera dei Deputati un evento organizzato da Confassociazioni per parlare di come l’AI possa aiutare la sanità, ma vada al tempo stesso sfruttata a dovere e soprattutto, visto la sensibilità dei dati con i quali si trova ad operare ogni giorno, tutelata.
Francesco Zaffini, Senatore di Fratelli d’Italia (FdI) e Presidente della 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), ha avvertito che è «fondamentale che la tecnologia rimanga uno strumento della sanità, ma va difesa. La proprietà dei dati deve rimanere nazionale, specialmente quelli delicati come quelli sanitari. La strategia per l’intelligenza artificiale in sanità deve poggiare su cinque pilastri: interoperabilità delle infrastrutture digitali, concreto sviluppo della sanità territoriale e della telemedicina, formazione continua dei professionisti sanitari, partnership pubblico-privata all’insegna della sostenibilità e sovranità e sicurezza dei dati sanitari».
Le sfide dell’AI in sanità
L’adozione dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario passa attraverso tre sfide strutturali che le organizzazioni devono affrontare con concretezza. La prima riguarda la privacy: l’anonimizzazione dei dati dei pazienti non rappresenta una promessa contrattuale ma una garanzia matematica, eliminando alla radice il rischio di esposizione verso terzi.
La seconda sfida investe la qualità del dato. La sanità produce enormi quantità di testo clinico non strutturato (referti, note, cartelle) e Large Language Model specializzati intervengono per strutturare e standardizzare queste informazioni, trasformando dati grezzi in input affidabili per i modelli predittivi. Giulio Ziccardi, Direttore UOC Sistemi informativi, patrimonio, gestione logistica e provveditorato AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) a tal proposito ha dichiarato che «Avremo l’AI in sanità quando avremo un patrimonio digitale, ovvero dei dati di qualità. Per fare la sanità digitale non basta la tecnologia ma il contributo di tutti: oltre al consenso informato abbiamo bisogno del consenso secondario, ovvero dare il consenso all’utilizzo dei dati per azioni di studio e governance».
La terza, infine, è la scalabilità: un hardware dedicato consente di attivare i dati in poche ore e di addestrare modelli su larga scala, rendendo il sistema realmente operativo e non solo sperimentale. Vanno, però, implementati questi hardware.
Inoltre, Laura Santarelli, Presidente Accademia Europea Sordi AES, ha sottolineato come «l’innovazione deve tenere conto dell’aspetto della disabilità. I disabili sono i soggetti più penalizzati nelle difficoltà e nelle crisi sanitarie come quella che abbiamo vissuto durante il Covid».
Vantaggi e pericoli del digitale
A queste sfide corrispondono opportunità concrete: cure più efficaci, riduzione del carico di lavoro clinico e amministrativo, maggiore efficienza nei processi e supporto personalizzato al paziente. L’analisi dei dati su larga scala permette inoltre di ricavare approfondimenti diagnostici e gestionali prima inaccessibili.
Oltre a tutto ciò, esistono rischi reali riguardanti il digitale che nessuna organizzazione può ignorare. L’automazione ridisegna alcuni profili professionali, comprime l’interazione umana nel rapporto medico-paziente e solleva questioni etiche ancora aperte. La protezione dei dati resta il nodo centrale: cartelle cliniche, informazioni genetiche e identità personali richiedono una visione olistica della sicurezza digitale, capace di prevenire violazioni e accessi non autorizzati prima ancora che sanarli.
Mario Nobile, Direttore Generale AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) ha riferito che «noi europei abbiamo pensato di muoverci tramite iniziative come l’AI Act, ma la realtà ci dice che non possiamo limitarci a quello: dobbiamo avere un approccio integrale. Le opportunità del digitale sono incredibili, partendo dal diminuire le liste d’attesa fino a creare nuovi dispositivi medici».
Formare per e con l’AI
Per sbloccare tutti questi benefici, è necessario formare adeguatamente il personale sanitario all’utilizzo di questi strumenti. Pierpaolo Sileri, Direttore U.O. Chirurgia Colorettale, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha spiegato come «formare il medico non è facile», ma ha anche fatto l’esempio di come possa la tecnologia potenziare la fase formativa del medico tramite la simulazione. L’AI, infatti, può essere «un processo chiave del suo periodo formativo. Di quello che vi dico rimarrà il 10% ma se avessimo a disposizione un tool di AI, come appunto la simulazione, potrebbe rimanerne fino al 90%. Sotto il punto di vista digitale l’Italia non è indietro in conoscenza ma in implementazione».
Sempre Sileri, ha aggiunto un avvertimento: «Dobbiamo fare attenzione: più aumenta la tecnologia e più diminuisce l’empatia, che è chiave per un medico. L’AI può contribuire non a diminuire il tempo della formazione, ma ad arricchirla e a farla variare nel tempo sfumando i confini fra studente, specializzando e medico in servizio. A monte, tuttavia, deve esserci una regolamentazione adeguata e un utilizzo etico della tecnologia». Marco Scurria, Senatore di Fratelli d’Italia, ha evidenziato la necessità di «sviluppare l’intelligenza integrata: la capacità umana di utilizzare l’intelligenza artificiale».
