I presidenti degli Ordini dei medici e odontoiatri italiani hanno sollevato dubbi sulle conseguenze delle intese per l’autonomia differenziata recentemente approvate dal governo: il Consiglio nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), composto da 106 presidenti, ha approvato all’unanimità una mozione che chiede di escludere le professioni regolamentate dagli schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Secondo la Federazione, mantenere un quadro nazionale coerente è fondamentale per garantire l’omogeneità nel riconoscimento dei titoli professionali, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti. «No alla devoluzione delle professioni regolamentate nel processo di autonomia differenziata» affermano i membri del Consiglio, sottolineando la necessità di criteri uniformi su tutto il territorio.
Le criticità degli schemi di intesa
Tra i punti di maggiore preoccupazione vi sono le intese su tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Queste prevedono che le Regioni possano riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa sanitaria verso altri ambiti regionali. Per la Fnomceo, questa possibilità potrebbe alterare l’equilibrio del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromettere l’unicità del sistema.
Le stesse intese comprendono anche la gestione della Protezione civile, materia che, secondo la Federazione, rischia di essere influenzata dalle autonomie regionali in modo eterogeneo. Il timore espresso nel documento è che un’ulteriore accentuazione delle competenze locali in ambito sanitario possa incrementare le disuguaglianze già presenti tra le Regioni, fenomeno che, secondo la Fnomceo, non ha trovato soluzioni adeguate negli ultimi vent’anni di gestione regionale della sanità.
Rafforzare il ruolo centrale del Ministero della Salute
«Siamo convinti che, a fronte di ogni intervento sull’autonomia differenziata che incida sulla sanità, sia necessario rafforzare il Ministero della Salute, restituendogli un ruolo importante di governance centrale» ha spiegato il presidente Filippo Anelli.
Il riferimento è agli articoli 3 e 32 della Costituzione: il primo garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, mentre il secondo definisce la salute come diritto fondamentale e tutela l’accesso alle cure anche per chi non può permettersele. La Federazione sottolinea che qualsiasi riforma delle autonomie regionali deve considerare questi principi, evitando di compromettere l’universalità e la qualità del sistema sanitario nazionale.
La coerenza delle professioni sanitarie
Oltre agli aspetti finanziari e organizzativi, la Fnomceo segnala rischi specifici per le professioni sanitarie. L’assenza di regole uniformi nel riconoscimento dei titoli potrebbe complicare la mobilità dei professionisti tra Regioni e a livello internazionale, minando l’omogeneità del sistema. La Federazione evidenzia quindi la necessità di tutelare le professioni regolamentate, evitando che diventino oggetto di trattative regionali separate.
