La medicina del territorio sconta da anni una posizione subalterna rispetto all’ospedale, non solo nelle risorse ma anche negli strumenti concettuali e operativi messi a disposizione dei professionisti che vi lavorano. Eppure proprio nel territorio si gioca una partita decisiva per la tenuta del sistema sanitario: è lì che i pazienti cronici vengono seguiti nel tempo, che i segnali di allarme possono essere colti sul nascere e che la prevenzione trova il suo contesto naturale. La Società Italiana di Formazione Permanente per la Medicina Specialistica (SIFOP), di cui Giancarlo Roscio è Segretario Generale, nasce precisamente per rispondere a questa esigenza. Il suo mandato è chiaro: occuparsi in via esclusiva della medicina extraospedaliera, con un’attenzione particolare alla formazione continua degli specialisti ambulatoriali e alla costruzione di strumenti pratici per la loro attività quotidiana.
Roscio porta in questo contesto una prospettiva che unisce l’esperienza clinica alla riflessione organizzativa. Uno degli ambiti su cui la società scientifica sta lavorando con maggiore intensità riguarda la definizione di raccomandazioni per la gestione del paziente in fase acuta all’interno degli ambulatori extraospedalieri. Si tratta di un vuoto reale: lo specialista ambulatoriale, indipendentemente dalla propria branca di appartenenza, si trova talvolta a dover fronteggiare sintomi d’allarme senza disporre di protocolli chiari e condivisi. Il problema non riguarda solo il cardiologo o il pneumologo, ma anche il dermatologo o altri specialisti per i quali la gestione dell’urgenza non costituisce il centro della formazione disciplinare.
Gli ingredienti di una nuova cura
Il lavoro della SIFOP non si esaurisce nella dimensione tecnico-clinica. Il Segretario Generale affronta anche il tema della comunicazione, sia tra professionisti sanitari sia, soprattutto, tra medico e paziente e tra medico e chi vive accanto al paziente. Il convivente del malato cronico occupa un posto centrale in questa riflessione: non un familiare generico, ma una figura concreta che condivide la quotidianità con la persona fragile e che può riconoscerne le variazioni cliniche con un’immediatezza che nessun sistema di monitoraggio a distanza può ancora replicare pienamente. Formare e informare questi caregiver informali significa estendere la rete di sorveglianza sanitaria ben oltre i confini dell’ambulatorio.
In questo quadro si inserisce la telemedicina, indicata da Roscio come uno degli strumenti con il maggiore potenziale per il sistema territoriale, tanto nella gestione della cronicità quanto nella riduzione dei tempi di attesa. La prospettiva non è ospedalocentrica: al contrario, l’obiettivo dichiarato è costruire una medicina del territorio capace di intercettare i bisogni prima che si trasformino in emergenze. Risorse limitate, liste d’attesa e scarsa integrazione tra i livelli di cura compongono lo sfondo entro cui si muove questa riflessione, che collega le scelte organizzative della SIFOP a un problema strutturale del Servizio Sanitario Nazionale.
