Case di Comunità, l’esempio molisano

Dal riuso degli ospedali dismessi all’integrazione dei servizi: i nodi organizzativi della sanità di prossimità in Molise

Grazia Matarante, Direttrice dell’Azienda Sanitaria Regionale del Molise (ASReM), parla dell’esperienza del Molise nella costruzione e nell’attivazione delle Case della Comunità, osservate come uno degli snodi più rilevanti del riassetto dell’assistenza territoriale. Il racconto si colloca dentro il quadro normativo nazionale che ha ridefinito funzioni, standard e assetti della sanità di prossimità, e richiama il passaggio da strutture ospedaliere tradizionali a luoghi pensati per integrare servizi, professionisti e bisogni della popolazione. Il riferimento alle strutture di Larino e Venafro consente di affrontare il tema della riconversione di presidi esistenti, con attenzione alle scelte organizzative e alle opportunità offerte dai processi di riqualificazione.

Emergono le difficoltà legate alla messa a regime di questi nuovi spazi: la necessità di riempirli di contenuti, di servizi e di competenze, ma anche di renderli riconoscibili e accessibili per i cittadini. L’esperienza molisana diventa così il punto di partenza per parlare di modelli organizzativi, di governance territoriale e di capacità delle aziende sanitarie di tradurre gli indirizzi nazionali in soluzioni operative concrete. Il tema delle ispezioni e delle verifiche istituzionali introduce inoltre una riflessione sul rapporto tra standard formali e funzionamento reale dei servizi.

La sanità di prossimità tra integrazione professionale e innovazione organizzativa

Matarante approfondisce il tema dell’integrazione tra i diversi professionisti coinvolti nell’assistenza territoriale. La presenza dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e della specialistica ambulatoriale diventa un elemento centrale per comprendere come le Case della Comunità possano funzionare come nodi di rete e non come semplici contenitori. L’attenzione si sposta sulle modalità di raccordo tra attività svolte all’interno delle strutture e quelle che continuano nei singoli studi professionali, evidenziando il ruolo delle convenzioni e delle aggregazioni funzionali.

Un ulteriore asse di riflessione riguarda l’innovazione tecnologica e il ricorso alla telemedicina, presentata come strumento capace di ampliare l’offerta e di rendere più fluido il rapporto tra territorio e servizi. In questo contesto si inserisce anche il tema delle risorse umane, con un focus specifico sul personale infermieristico e sulla sua collocazione all’interno dei distretti. Il testo tocca così questioni cruciali come la disponibilità di competenze, la distribuzione del personale e la sostenibilità dei nuovi modelli organizzativi.

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di Tommaso Vesentini

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