Case di Comunità, il Veneto punta sui medici di famiglia

Con l'accordo tra Regione e Sindacati, la presenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità è garantita dal lunedì al venerdì. Obiettivo: migliorare l'assistenza di prossimità e ridurre la pressione sugli ospedali

Il Veneto punta sui medici di famiglia per rinforzare la sanità territoriale. La Regione ha infatti raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale per rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture destinate a rappresentare il punto di riferimento dell’assistenza sanitaria di prossimità previsto dal PNRR.

L’intesa definisce modalità organizzative e presenza dei medici all’interno delle strutture territoriali, con l’obiettivo di garantire una maggiore continuità assistenziale, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili e alleggerire il carico sui Pronto Soccorso.

Il nuovo modello

Con il nuovo accordo, i medici di medicina generale convenzionati appartenenti alle Aggregazioni Funzionali Territoriali garantiranno la presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, attraverso un sistema di turnazioni. Durante le ore serali, notturne e festive continuerà invece a operare il servizio di continuità assistenziale.

Per i medici già inquadrati con regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali, prevalentemente nelle ore notturne e nei fine settimana.

L’accordo prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie, di svolgere fino a un massimo di 6-10 ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi l’ora. Durante questi turni i professionisti potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alla struttura.

Rafforzare la medicina di prossimità

Secondo la Regione, questa intesa è un passaggio fondamentale per dare piena operatività alle Case di Comunità, considerate uno degli elementi cardine della riforma dell’assistenza territoriale.

L’idea è quella di offrire ai cittadini un punto di accesso facilmente raggiungibile, capace di garantire continuità delle cure, monitoraggio delle patologie croniche e interventi tempestivi prima che le condizioni cliniche richiedano il ricorso all’ospedale. In quest’ottica, la maggiore presenza dei medici di famiglia dovrebbe favorire anche una riduzione degli accessi impropri ai Pronto Soccorso, migliorando l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera.

Un modello replicabile?

Il Veneto, con questo accordo, punta a trasformare le Case di Comunità in presidi operativi e non soltanto infrastrutture realizzate grazie ai fondi del PNRR. L’intesa rappresenta infatti uno dei primi esempi regionali di organizzazione concreta della presenza dei medici di famiglia all’interno delle nuove strutture territoriali.

Se il modello dimostrerà di migliorare l’accessibilità ai servizi, la gestione dei pazienti cronici e la continuità assistenziale, potrebbe diventare un riferimento anche per altre Regioni che, nei prossimi mesi, dovranno rendere pienamente funzionanti le proprie Case di Comunità.

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di Bernardino Ziccardi

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