Come viene attuata la certificazione di rispetto degli standard in sanità?

Massimo Dutto (CSQA) spiega l'importanza della certificazione esterna e gli elementi che vengono esaminati per il rilascio della stessa

Massimo Dutto, Responsabile Divisione Life Sciences di CSQA, dopo aver presentato CSQA e ACS apre il perimetro degli organismi di certificazione a controllo pubblico all’interno dell’ambito sanitario e delle scienze della vita. Questi si collocano nel punto di intersezione tra sistemi, competenze e modelli organizzativi. Fin dalle prime battute emerge la distinzione tra certificazione dei sistemi e certificazione delle competenze, due piani complementari che concorrono a definire un approccio strutturato alla qualità e alla sicurezza.

Il riferimento allo standard Phœnix 5.0 consente di inquadrare il contesto normativo e metodologico. Dutto richiama l’esistenza di un modello che coinvolge strutture sanitarie, professionisti e processi, ponendo l’attenzione sulla necessità di criteri condivisi e verificabili. In questo scenario, la certificazione assume una funzione di garanzia esterna, che si colloca oltre l’autovalutazione delle organizzazioni e introduce elementi di misurabilità e confronto.

Nel corso del racconto trovano spazio anche i servizi accessori e il tema delle competenze professionali, con un focus specifico su figure che operano nella gestione del rischio. Dutto collega questo aspetto alla necessità di disporre di riferimenti oggettivi, capaci di sostenere l’adozione dei modelli organizzativi dichiarati. La certificazione viene così inserita in un processo più ampio, che accompagna l’implementazione delle pratiche e ne supporta la credibilità.

Certificazione, rischio e verifica oggettiva

È centrale il rapporto tra certificazione e gestione del rischio, inteso come percorso strutturato e continuo. Il Responsabile introduce il concetto di validazione esterna come passaggio chiave, che consente di trasformare l’analisi del rischio in una base di lavoro per azioni successive. In questo quadro emergono temi come l’individuazione delle cause, la definizione di interventi correttivi e la pianificazione del miglioramento, sempre all’interno di un impianto metodologico definito.

Inoltre, è necessario porre attenzione sui parametri che rendono una certificazione autorevole. Esiste una pluralità di elementi che spaziano dalle caratteristiche fisiche delle strutture alle attrezzature, dal modello organizzativo alle competenze del personale. Si tratta di componenti di un insieme coerente, che richiede evidenze concrete e dimostrabili.

Infine, l’attività di audit viene collocata come momento operativo di verifica, attraverso strumenti diversi ma complementari. La documentazione, il confronto con il personale e l’osservazione diretta delle strutture delineano un approccio che integra analisi formale e riscontro sul campo. Grazie a tutto ciò la certificazione accompagna le organizzazioni nel tempo, sostenendo l’evoluzione dei modelli e la diffusione di pratiche condivise.

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di Tommaso Vesentini

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