Cosa prevede il Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-27

L'intesa, raggiunta nella riunione della Conferenza Unificata Stato – Regioni del 18 marzo, consiste nel più grande investimento mai realizzato in Italia per l'assistenza alle persone non autosufficienti
L'intesa, raggiunta nella riunione della Conferenza Unificata Stato – Regioni del 18 marzo, si tratta del più grande investimento mai realizzato in Italia per l'assistenza alle persone non autosufficienti

La Conferenza Unificata Stato – Regioni, che ha avuto luogo il 18 marzo scorso, ha trovato l’intesa riguardo allo schema di DPCM sull’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e di riparto delle risorse del Fondo per le non autosufficienze relative al triennio 2025-27. In attesa dell’approvazione del Piano 2025 – 2027, la cui adozione era prevista per il gennaio del 2025, in quanto il precedente Piano Nazionale per la Non Autosufficienza (PNNA) copriva il triennio 2022-24, le Regioni hanno dovuto anticipare con propri finanziamenti le misure precedentemente previste per dare seguito all’attuazione delle stesse.

Una funzione di transizione

Il Piano odierno era stato approvato il 4 dicembre scorso dalla Rete della Protezione e dell’Inclusione Sociale, organismo nazionale di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali, presieduto dal titolare del Dicastero del Lavoro, responsabile dell’adozione oltre questo anche del Piano sociale nazionale e del Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà.

Il Piano 2025-27, è pensato per una fase di transizione, in quanto rispetto al precedente dovrà tenere conto delle novità introdotte da due decreti legislativi: il d.lgs. 62/2024, che ridefinisce la condizione di disabilità allineandosi alla Convezione ONU per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) del 2006 ed il d.lgs. 29/2024, riguardante le «disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane».

La struttura del Piano

Il PNNA contempla una struttura gerarchica, per cui ogni Regione, secondo l’art. 1 comma 3, deve adottare un proprio Piano Regionale per la Non Autosufficienza, con misure finanziate tenendo conto del riparto operato dal Piano Nazionale, che possono eventualmente essere integrate da altre misure finanziate con risorse proprie. Tali Piani Regionali devono avere la stessa durata triennale, ovvero 2025-27. Inoltre, è obbligatorio seguire quanto indicato nell’allegato B del PNNA nella loro redazione. Tra le altre cose, i Piani Regionali devono garantire le risorse per la continuità dei servizi offerti nel triennio 2022-24 e definire gli ambiti territoriali coinvolti nell’implementazione delle “Linee di indirizzo per progetti di vita indipendente”, secondo quanto stabilito dall’allegato f del Piano.

La quota minima di finanziamento per ciascun ambito, secondo l’allegato f è pari a 100.000,00 euro. Gli ambiti territoriali stabiliti dalle Regioni risultano essere 585, quelli finanziabili saranno però 183. I progetti di vita indipendente, tra cui l’housing e il cohousing, segnano l’adeguamento del piano alla CRPD del 2006. A tali progetti l’articolo 2 del Piano destina 14.600.000 euro in totale. Le Regioni, inoltre, saranno tenute a monitorare e rendicontare al Ministero del Lavoro gli interventi programmati.

Le misure previste ed i relativi finanziamenti

L’articolo 2 del PNNA stabilisce le risorse destinate al Fondo per le Non Autosufficienze: saranno pari a 982.255.000,00 euro per l’anno 2025, in cui bisognerà reintegrare le cifre che le Regioni hanno dovuto anticipare per la continuità dei servizi, a 934.570.000,00 euro nel 2026 e 1.108.470.000,00 euro per il 2027. Tra le somme destinate alle Regioni il Piano destina più di quattordici milioni di euro alla realizzazione di progetti per la vita indipendente. In aggiunta, duecentocinquanta milioni andranno a finanziare gli interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti, finalizzati all’attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), introdotti dalla Legge di Bilancio 2022. Infine, ci sono cinquanta milioni per le assunzioni di personale con professionalità sociale, finalizzate all’implementazione dei Punti Unici di Accesso (PUA).

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di Redazione Bees Sanità

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