Dalla teoria alla pratica dei PDTA per le cronicità

I percorsi strutturati costituiscono uno strumento decisivo per organizzare la gestione delle patologie croniche

I percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali rappresentano oggi uno dei principali strumenti di governance clinica per le patologie croniche. L’attenzione verso questi modelli organizzativi nasce dall’esigenza di coordinare professionisti, strutture e risorse attorno a obiettivi condivisi di cura. Marilù Battiromo, nefrologa di elezione e di emergenza dell’AORN A. Cardarelli di Napoli, descrive un contesto in cui diversi specialisti si incontrano per confrontare esperienze e pratiche, costruendo una visione integrata capace di superare la frammentazione degli interventi. Il tema centrale riguarda il passaggio dalla progettazione formale dei percorsi alla loro applicazione concreta, cioè il momento in cui linee guida e documenti entrano nella quotidianità clinica.

Il quadro delineato comprende aspetti organizzativi, relazionali e culturali. Da un lato emergono le esigenze di ottimizzare risorse e processi, dall’altro si rafforza l’idea di una medicina che riconosce la persona nella sua interezza. Marilù Battiromo richiama l’importanza di considerare storia clinica, contesto di vita e obiettivi individuali come elementi che orientano le decisioni terapeutiche. In questa prospettiva i PDTA non rappresentano solo strumenti tecnici ma dispositivi di coordinamento tra discipline, linguaggi professionali e livelli assistenziali. L’esperienza nefrologica apportata dal PDTA della malattia renale cronica prodotto dalla Società Italiana di Nefrologia entra come esempio concreto di applicazione specialistica all’interno di un quadro multidisciplinare più ampio.

Centralità della persona e nuovi traguardi

Continuando, Bartiromo approfondisce il significato della centralità del paziente come principio guida dell’organizzazione sanitaria. Il discorso mette in relazione educazione terapeutica, consapevolezza e adesione ai trattamenti, indicando come questi fattori influenzino esiti clinici e sostenibilità del sistema. Si collega questo orientamento sia all’innovazione tecnologica sia a una rilettura delle radici storiche della professione medica, dove relazione e fiducia costituiscono strumenti fondamentali di cura.

L’analisi si sposta poi sulle prospettive operative, individuando nella formazione continua, nella collaborazione tra specialisti e nei momenti di confronto strutturato leve essenziali per migliorare i percorsi assistenziali. Il tema degli obiettivi futuri introduce una dimensione progettuale che coinvolge professionisti e organizzazioni sanitarie in un lavoro di sviluppo progressivo. Ne emerge una visione dinamica, nella quale modelli organizzativi, competenze e cultura professionale evolvono insieme per rispondere alla complessità delle cronicità e alle esigenze delle persone che convivono con esse.

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di Redazione Bees Sanità

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