Negli ultimi anni il digiuno intermittente ha guadagnato grande popolarità come strategia per perdere peso. Secondo questo approccio, si alternano periodi in cui si mangia poco o nulla a momenti di alimentazione normale. Esistono diverse varianti: c’è chi limita i pasti a una finestra oraria giornaliera, chi digiuna alcuni giorni alla settimana, chi alterna giorni di alimentazione normale a giorni di restrizione calorica.
Visto sui social, sui blog e in alcune pubblicazioni, il digiuno intermittente è spesso descritto come un’alternativa semplice e “naturale” alle diete tradizionali. Tuttavia, la revisione della Cochrane Collaboration sottolinea che le prove disponibili non supportano un vantaggio significativo rispetto ai regimi dietetici convenzionali.
Come è stata condotta la revisione
I ricercatori hanno selezionato 22 studi clinici randomizzati, pubblicati tra il 2016 e il 2024, che coinvolgevano complessivamente 1.995 adulti in sovrappeso o obesi. Gli studi si sono svolti in contesti ambulatoriali in Nord America, Australia, Cina, Europa e Sud America. La durata minima degli interventi era di quattro settimane, con un follow‑up di almeno sei mesi; l’analisi si è concentrata su periodi fino a 12 mesi. Gli studi confrontavano il digiuno intermittente con diete a ridotto contenuto calorico, consigli dietetici tradizionali, nessun trattamento o liste di attesa. Gli esiti valutati includevano perdita di peso, qualità della vita, effetti collaterali e altri indicatori di salute.
I risultati principali
La revisione mostra che, rispetto alle diete tradizionali, il digiuno intermittente probabilmente produce poca o nessuna differenza nella perdita di peso: la variazione media rispetto al peso iniziale è risultata minima, con valori compresi tra -0,9 e +0,3% nei diversi studi. Anche sulla qualità della vita i dati suggeriscono effetti trascurabili.
Analogamente, il digiuno intermittente non ha mostrato differenze evidenti rispetto all’assenza di intervento, se non una lieve riduzione ponderale media di circa il 3‑4%, considerata modesta e non clinicamente significativa. Per quanto riguarda gli effetti indesiderati, come stanchezza, mal di testa o nausea, le prove sono incerte e non consentono di trarre conclusioni solide. Nessuno studio ha riportato informazioni sulla soddisfazione dei partecipanti, sullo stato diabetico o su altre comorbidità.
Limiti e prospettive
Gli autori sottolineano che molte evidenze hanno certezza bassa o molto bassa, a causa di campioni ridotti, follow‑up limitati e problemi metodologici. I risultati riguardano principalmente effetti a breve termine (fino a 12 mesi), e non permettono di valutare l’efficacia del digiuno intermittente sul lungo periodo.
Per capire meglio il ruolo di questo approccio, gli studiosi suggeriscono studi più ampi e duraturi, con popolazioni diverse per sesso, età, indice di massa corporea e contesti geografici, nonché valutazioni su soddisfazione, diabete e comorbidità.
