Gestione del rischio, tra cultura organizzativa e innovazione

Standard operativi, formazione e tecnologie digitali delineano un approccio integrato che coinvolge professionisti, pazienti e direzioni strategiche

Nel quadro delle trasformazioni che attraversano il sistema sanitario, Andrea Minarini, presidente di Sigeris, affronta il tema del rischio come elemento strutturale dell’organizzazione delle cure. Il rischio sanitario non riguarda soltanto l’errore clinico o l’evento avverso, ma comprende una dimensione più ampia che investe processi, infrastrutture, tecnologie, formazione e cultura professionale. Il rischio organizzativo è al centro di questa prospettiva, evidenziando come l’assetto delle strutture e la qualità dei modelli gestionali incidano direttamente sulla sicurezza delle cure e sulla capacità di prevenire criticità.

All’interno di questo scenario si inserisce il sistema di gestione del rischio Phœnix, presentato come uno standard operativo costruito a partire dall’osservazione diretta delle realtà ospedaliere. Il modello si fonda su alcuni elementi chiave: la mappatura del rischio, l’analisi delle cause profonde, il monitoraggio continuo e la restituzione dei risultati in termini di miglioramento. L’obiettivo riguarda la costruzione di percorsi concreti, in linea con i principi della legge 24, capaci di coniugare sicurezza delle cure, tutela degli operatori e protezione dei pazienti anche sul piano assicurativo.

Minarini richiama inoltre la necessità di un coinvolgimento trasversale: operatori sanitari, direzioni strategiche, pazienti e familiari partecipano a un processo che richiede collaborazione e condivisione di strumenti. Le esperienze maturate in diverse aziende sanitarie italiane offrono esempi di applicazione pratica, soprattutto nella gestione degli errori, nella promozione della segnalazione e nella diffusione di una cultura del rischio orientata al miglioramento continuo.

Dall’ospedale alle RSA: formazione, tecnologia e sostenibilità

L’attenzione si estende poi all’assistenza nelle Residenze sanitarie assistenziali, dove la gestione del rischio assume caratteristiche specifiche legate alla fragilità degli ospiti e alla prevalenza della dimensione assistenziale. Il presidente di Sigeris sottolinea la necessità di definire standard dedicati, capaci di integrare informatizzazione, sistemi di gestione dei farmaci, prevenzione delle cadute e percorsi formativi per il personale. La qualità dell’assistenza e la riduzione del rischio procedono in parallelo, all’interno di un approccio che valorizza anche la comunicazione e l’umanizzazione dei servizi.

Un ulteriore ambito riguarda il rapporto della gestione del rischio con la sostenibilità economica. Il legame tra prevenzione degli eventi avversi, riduzione del contenzioso e contenimento della sinistrosità si inserisce in una visione più ampia di qualità complessiva del sistema. In questo contesto, il ruolo delle assicurazioni entra in relazione con la capacità delle strutture di adottare modelli organizzativi solidi e verificabili. La gestione del rischio diventa così uno strumento che incide non solo sulla sicurezza clinica, ma anche sull’equilibrio finanziario e sulla tenuta del sistema sanitario universale.

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di Tommaso Vesentini

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