Il Presidente Nazionale della Società Italiana per la Direzione e il Management delle Professioni Infermieristiche (Sidmi) Bruno Cavaliere introduce una riflessione ampia sul modo in cui i sistemi sanitari valutano e organizzano l’assistenza, come ICA 2.0. Il punto di partenza riguarda la necessità di superare modelli basati su parametri numerici rigidi, in favore di approcci capaci di cogliere la reale complessità dei bisogni delle persone assistite. Proprio in questo quadro prende forma ICA 2.0, presentato come uno strumento che mira a offrire una lettura più aderente alla pratica clinica e organizzativa.
Cavaliere richiama l’attenzione sulla distinzione tra complessità assistenziale e intensità di cura, due dimensioni spesso sovrapposte ma non coincidenti. L’analisi si sviluppa mettendo in evidenza come la valutazione dei pazienti richieda indicatori multidimensionali e una maggiore precisione metodologica. In questo percorso trova spazio il tema del «dizionario degli interventi», descritto come un elemento centrale per costruire un linguaggio condiviso tra professionisti e per attribuire un peso specifico alle attività assistenziali.
Fa parte di questo quadro anche il tema della tracciabilità delle attività delle professioni sanitarie e della loro standardizzazione, evidenziando le criticità ancora presenti nei sistemi documentali. È centrale qui il ruolo degli indicatori e degli outcome come leve per rendere visibili i processi e per alimentare la ricerca. In parallelo, emerge la questione dell’allocazione delle risorse e della necessità di disporre di strumenti informativi in grado di supportare le decisioni organizzative.
Tra trasformazione digitale e nuovi modelli organizzativi
Il Presidente di Sidmi amplia quindi lo sguardo verso le prospettive evolutive della metodologia, collocandola nel contesto della trasformazione digitale della sanità. L’attenzione si sposta sull’integrazione con sistemi di valutazione dell’instabilità clinica e sull’utilizzo di indicatori diffusi nella pratica, con l’obiettivo di rendere la misurazione più completa e appropriata.
Inoltre, entrano in gioco anche diverse implicazioni per la programmazione strategica. Fra queste figura la disponibilità di dati strutturati, che è collegata alla possibilità di confrontare nel tempo reparti e setting diversi, nonché di orientare scelte relative a dotazioni organiche, modelli organizzativi e investimenti. Si affronta, inoltre, il tema del fabbisogno di competenze, ponendo l’accento sul passaggio da una logica quantitativa a una valutazione qualitativa delle professionalità.
Lo scenario si apre poi alle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dal machine learning, con un’attenzione specifica alle responsabilità professionali e al rapporto tra automatismi e giudizio clinico. Cavaliere chiude con uno sguardo alle possibili estensioni del modello ad altre professioni sanitarie e alle condizioni che ne possono favorire l’adozione nei diversi contesti assistenziali.
