Il Dirigente Chimico: qualità, sicurezza e innovazione nei processi di cura

La testimonianza di un professionista sanitario che deve combattere anche uno stigma nei confronti della sua specializzazione
La testimonianza di un professionista sanitario che deve combattere anche uno stigma nei confronti della sua specializzazione

Le professioni sanitarie lamentano con sempre maggiore insistenza la mancanza dell’equa valorizzazione delle loro mansioni all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Si tratta di un riconoscimento che comprende la componente economica, ma ridurlo esclusivamente a questa tematica significherebbe non comprendere le loro richieste che sono invece molto più articolate. Fra le vertenze, infatti, figurano anche la sicurezza sul posto di lavoro e un generale adeguamento delle condizioni lavorative che andrebbe a migliorare significativamente il rapporto di cura con il paziente. Egli è colui che paga lo scotto maggiore, perché se viene seguito da un professionista in burnout il suo rapporto di cura col medico si incrina. Questo è il messaggio del convegno “Valorizzazione e riconoscimento delle specificità della Dirigenza sanitaria” organizzato da Anaao-Assomed oggi a Roma.

Di conseguenza, è necessario per il SSN dare il giusto riconoscimento a tutte le professionalità che lo animano. Un’utilità che sembra frequentemente disconosciuta sia dai legislatori sia dagli amministratori è quella del Dirigente Chimico. Le sue competenze nascono direttamente dal corso di laurea e riguardano le metodiche analitiche avanzate, la loro messa a punto e la qualità dei risultati forniti agli utilizzatori. Tuttavia, «se vogliamo tutelare la nostra salute diventa evidente la necessità di creare una rete di professionisti in grado di intervenire nelle situazioni che hanno un impatto significativo sulla nostra vita: dal cibo che mangiamo, all’acqua che beviamo, al posto dove viviamo, lavoriamo e il contesto di inquinamento diagnostico, sia che parliamo di salute umana, animale o ambientale» afferma Stefano Rapi, Direttore del Laboratorio di analisi chimico cliniche del presidio ospedaliero di Lucca.

Il valore del Dirigente Chimico

Quello del chimico è un percorso che i ragazzi cominciano avendo in mente di fare ricerca, ma c’è una componente diagnostica senza la quale questa professionalità sarebbe diversa e molto meno presente di quanto in realtà sia. Nonostante molti addetti ai lavori sembrino scordarsene, l’apporto che il Dirigente Chimico fornisce al sistema sanitario è sfaccettato e multidimensionale. Infatti, ne giovano:

  • Medici nel caso di esami diagnostici in vitro, indispensabili per fare le diagnosi;
  • Enti locali come Regione, Comuni e Province parlando di indagini degli inquinanti di suolo, acqua e aria che permettono dicontrollare le patologie respiratorie;
  • Direzioni sanitarie considerando le indagini di sanità pubblica per il controllo degli alimenti e delle acque per testare la qualità della filiera agroalimentare nazionale;
  • Comuni cittadini che utilizzano i farmaci generici, i quali riescono a essere efficaci grazie ai test fatti in strutture in grado di controllare la consistenza della composizione dei prodotti.

«In un’ottica One Health della sanità è evidente, per un Sistema Sanitario Regionale, l’importanza di non delegare a terzi il controllo dell’ecosistema in cui si muovono i cittadini, ma di potenziare l’integrazione tra le varie figure professionali che collaborano per dare supporto alle politiche di prevenzione attraverso dati tecnico-scientifici affidabili».

«Non ci si può aspettare che il privato si faccia carico di attività non remunerative: il SSN deve comprendere il ruolo di una struttura pubblica che abbia capacità di trattamento sia diagnostiche sia terapeutiche, nonché legate alla prevenzione primaria e secondaria. Credibilità e sostenibilità del SSN restano legate anche alla rapidità delle risposte diagnostiche. Una parte significativa dei ritardi assistenziali rispetto a quanto previsto dai LEA è legato alla diagnostica ed i costi di una diagnostica appaltata all’esterno sono insostenibili».

La violazione del diritto comunitario

È utile ricordare che da un punto di vista normativo le analisi di laboratorio restano sottoposte a stringenti processi di accreditamento che i legislatori continuano a non recepire, ignorando in questo modo l’esistenza delle normative europee sulla mobilità transfrontaliera che prevedono uno standard univoco in ambito europeo. «Ebbene, questo standard è rispettato anche da paesi economicamente meno avvantaggiati di noi le cui strutture pubbliche di diagnostica in vitro sono accreditate ISO15189» sottolinea Rapi.

Le principali competenze per mettere a punto e utilizzare correttamente le strategie analitiche nascono e si sviluppano in ambito chimico, appare paradossale rinunciarci se vogliamo garantire la funzionalità e la qualità dei processi analitici. «Questa visione dei chimici e dei Dirigenti Chimici all’interno del SSN è forse di parte è sicuramente poco condivisa dai nostri legislatori visto che, per molti anni, abbiamo assistito ad un blocco totale degli accessi alle scuole di specializzazione. Un blocco che ha generato situazioni paradossali, come il trasferimento ad altre figure professionali della firma su rilevamenti ambientali ed a strani virtuosismi amministrativi delle regioni per porre rimedio».

Formazione e regolamenti delle gare d’appalto

Le dimenticanze dei legislatori in ambito contrattuale e pensionistico sono un tema cardine condiviso da tutta la dirigenza sanitaria ma il Direttore toscano cita «altre due dimenticanze che, come sindacato, dobbiamo cercare di correggere a livello aziendale: la formazione e le gare d’appalto. Difficilmente i dirigenti medici e sanitari hanno dei reali problemi in termini di crediti formativi ma resta inaccettabile che le aziende evitino di abilitare i percorsi per alcune figure professionali che svolgono la stessa attività all’interno delle singole strutture, per motivi amministrativi».

Uno degli aspetti più preoccupanti dell’ambito formativo è «la scomparsa delle scuole di specializzazione ad accesso riservato ai medici. Oggi siamo arrivati a un paradosso in Toscana: non siamo più in grado di assumere i colleghi nelle ARPA, perché attualmente non esiste una scuola di specializzazione accessibile. Sono stati fatti diversi tentativi per cercare di affrontare il problema, ma gran parte delle soluzioni adottate non hanno risolto la questione alla radice. Al momento, infatti, non ci sono persone in grado di partecipare ai concorsi per dirigenti sanitari nelle ARPA della Toscana. La situazione è davvero surreale».

Invece, per quanto riguarda le gare d’appalto, «dal 2025 è prevista una valorizzazione delle attività svolte dai dirigenti del SSN nell’ambito delle gare di appalto, che non può essere valorizzata fino all’approvazione dei regolamenti regionali ed aziendali». La proposta di Rapi, quindi, è di «attivarsi ricorrendo anche alle vie legali per richiamare l’attenzione sul problema della valorizzazione e di tali regolamenti» che va a influire direttamente su quella professionale.

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di Arrigo Bellelli

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