Il Lazio introduce una nuova figura: l’Infermiere di Famiglia e Comunità

Al via allo Spallanzani la formazione per 120 operatori provenienti da tutte le Asl regionali. Urbani (Regione Lazio): «La figura dell’IFeC riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva»
Al via allo Spallanzani la formazione per 120 operatori provenienti da tutte le Asl regionali. Urbani (Regione Lazio): «La figura dell’IFeC riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva»

A fine gennaio, presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS, ha ufficialmente preso il via il primo Programma Formativo Regionale per Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC). Si tratta di una prima edizione pilota, rivolta a 120 operatori del Servizio Sanitario Regionale (SSR) individuati dalle Aziende sanitarie Locali. Ad organizzarlo, su mandato della Regione Lazio, il Centro di formazione permanente in Sanità.

Dando seguito alle linee di indirizzo regionali (DGR 20 giugno 2024, n. 416), al fine di attuare il DM 77/2022 per il rafforzamento del sistema assistenziale sul territorio, la Regione Lazio sta puntando fortemente sulla formazione e valorizzazione di questa nuova figura: l’Infermiere di Famiglia e Comunità.

Una nuova figura di cura

L’Infermiere di Famiglia e Comunità è un dipendente del SSR che afferisce al distretto sanitario e si inserisce nell’organizzazione territoriale aziendale, all’interno delle Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità e Unità di Continuità Assistenziale. È un professionista con forte orientamento alla prevenzione, ad intercettare precocemente problemi di salute e alla loro gestione proattiva. Si attiva per facilitare e monitorare percorsi di presa in carico e di continuità dell’assistenza in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio e svolge la sua attività inserito in una più ampia rete di protezione sanitaria e sociale, in grado di attivare e supportare le risorse di pazienti e caregiver, del volontariato, del privato sociale, e più in generale della comunità.

Il suo intervento si sviluppa in tre ambiti: ambulatoriale, domiciliare, per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza nelle forme più appropriate, e comunitario, con attività trasversali di promozione ed educazione alla salute, integrazione con i vari professionisti tra ambito sanitario e sociale.

Le dichiarazioni

Come spiegato da Andrea Urbani, Direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, «L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione conducono anche ad un aumento dell’incidenza di patologie croniche e di quadri di multimorbidità. In un contesto simile, intercettare precocemente i bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana, sola e fragile rappresenta una sfida cruciale per il SSR. Nel perseguimento di questo obiettivo, la figura dell’IFeC riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva».

«Siamo onorati di contribuire, tramite il nostro Centro di formazione, all’introduzione e alla valorizzazione dell’Infermiere di Famiglia e Comunità, figura chiave attraverso la quale contribuire concretamente alla riorganizzazione del sistema sanitario e a potenziare l’assistenza territoriale della nostra Regione, con evidenti ricadute sul benessere dei pazienti» ha dichiarato Cristina Matranga, Direttrice generale dell’INMI Spallanzani.

All’inaugurazione del corso hanno presenziato anche Marco Nuti (Dirigente dell’Area Rete integrata del territorio della D.R. Salute e Integrazione Sociosanitaria), Maurizio Zega (presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma), Lorena Martini (direttrice UOC Formazione ECM Agenas) e Carlo Turci (ASL Roma1).

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di Arrigo Bellelli

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