Il peso invisibile della malattia oncologica

Ansia, depressione e disturbi dell’adattamento: come il disagio psichico incide su qualità della vita e aderenza alle cure
Ansia, depressione e disturbi dell’adattamento: come il disagio psichico incide su qualità della vita e aderenza alle cure

Il Rapporto FAVO è la rassegna annuale che descrive lo stato dell’assistenza offerta alle persone con tumore in Italia. Riunisce dati ufficiali, valutazioni cliniche e analisi delle criticità, prendendo in esame prevenzione, diagnosi, accesso alle cure, innovazioni terapeutiche, rete territoriale e aspetti sociali. Fornisce inoltre confronti tra regioni, panoramiche nazionali e proposte per migliorare l’organizzazione. È uno strumento di advocacy che permette a pazienti, associazioni e operatori sanitari di far emergere bisogni e priorità. L’obiettivo centrale è garantire un percorso oncologico più equo, di qualità e ben coordinato su tutto il territorio italiano.

Disagio psichico nel paziente oncologico e principali sindromi

Il disagio psichico rappresenta un elemento fondamentale nella storia di chi affronta una diagnosi di tumore. L’impatto emotivo della malattia, unito alle terapie invasive e all’incertezza prognostica, genera livelli variabili di distress, influenzando la capacità di adattamento e la qualità di vita. Tale sofferenza è definita come un’esperienza multifattoriale che coinvolge dimensioni emotive, psicologiche, sociali e pratiche.

Gli interventi psicologici possono alleviare ansia, tensione e demoralizzazione: programmi di mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale hanno dimostrato efficacia, ma richiedono partecipazione attiva del paziente. Per una quota significativa di persone, però, tali interventi non sono sufficienti: circa il 15% dei pazienti oncologici valutati dal Servizio di Psichiatria Oncologica del Policlinico Gemelli presenta una sindrome psichiatrica severa secondo DSM-5.

Le condizioni più frequenti includono disturbo depressivo maggiore, ansia, disturbo dell’adattamento, attacchi di panico e disturbi correlati a trauma. Alcune neoplasie, come tumori cerebrali, ginecologici e della mammella, mostrano una maggiore incidenza di disturbi psichici, a causa sia della loro aggressività sia dell’impatto neurochimico delle terapie (ad esempio gli ormonali nel tumore al seno). Tali sindromi peggiorano funzionamento sociale e lavorativo, aumentano il rischio di ideazione suicidaria e incidono negativamente sull’aderenza terapeutica.

Impatto sul funzionamento e tipologie di sintomi psichiatrici

La gravità dei sintomi psichici è direttamente correlata alla compromissione del funzionamento quotidiano. Le scale BPRS e GAF mostrano che un peggioramento del quadro psicopatologico corrisponde a una riduzione significativa delle capacità sociali, relazionali e operative del paziente. Parallelamente, livelli più elevati di sofferenza sono associati a una maggiore ideazione suicidaria (scala C-SSRS).

Tra tutte le patologie psichiatriche, il disturbo depressivo maggiore e il disturbo dell’adattamento risultano le più invalidanti. Nello specifico, il disturbo dell’adattamento, innescato da un evento stressante come la diagnosi, comporta ansia, irritabilità, labilità emotiva e comportamenti evitanti. Può favorire rifiuto delle cure, abbandono degli appuntamenti e percezione amplificata degli effetti collaterali.

Il disturbo depressivo maggiore, invece, è caratterizzato da umore depresso, apatia, affaticamento e perdita di interesse. Nei pazienti oncologici può intensificare la percezione del dolore, peggiorare gli effetti avversi della chemioterapia e aumentare del 50% la probabilità di interrompere i trattamenti. Entrambe le condizioni riducono la partecipazione consapevole ai processi decisionali e compromettono la resilienza necessaria per affrontare la malattia.

Trattamento farmacologico e risultati clinici

Quando gli interventi psicologici non sono sufficienti, la terapia farmacologica diventa essenziale. I dati del Servizio di Psichiatria Oncologica mostrano che antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antipsicotici e benzodiazepine sono efficaci nel ridurre la gravità dei sintomi. Su un campione di 500 pazienti trattati, la maggior parte ha ottenuto un miglioramento significativo dei punteggi BPRS, indicativi di una riduzione della sintomatologia.

Nei pazienti con disturbo depressivo maggiore, tutte le classi di antidepressivi (SSRI, SNRI, TCA) hanno favorito, entro sei mesi, la remissione completa della sintomatologia depressiva e la riduzione dell’ideazione suicidaria. Gli antidepressivi agiscono sulle monoamine e favoriscono la riorganizzazione dei circuiti neurali, alterati dall’infiammazione indotta dalla malattia oltre che dallo stress psicologico. Gli stabilizzatori dell’umore riducono impulsività e oscillazioni emotive, mentre gli antipsicotici attenuano ruminazioni e tensione. Le benzodiazepine si rivelano utili nei momenti critici, ad esempio prima di interventi o controlli di follow-up, favorendo sonno e riduzione dell’ansia.

Perciò, riconoscimento precoce, inquadramento diagnostico e trattamento tempestivo delle sindromi psichiatriche sono fondamentali per migliorare qualità della vita, aderenza terapeutica e capacità dei pazienti di affrontare gli aspetti complessi del loro percorso oncologico.

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di Arrigo Bellelli

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