Con l’avanzare degli anni, soprattutto dopo i 60, il tempo dedicato al sonno tende a ridursi, spesso senza una reale consapevolezza delle conseguenze. Il riposo notturno resta invece uno dei fattori centrali per il buon funzionamento dell’organismo, nonostante venga frequentemente sottovalutato. «In realtà a 60 anni si è abbastanza giovani, ma andando avanti si tende a dormire di meno. Quindi bisogna attuare tutte le strategie utili per favorire un riposo sufficientemente lungo e ininterrotto. Questo perché il sonno è una delle cose più importanti e più trascurate del ciclo dell’attività giornaliera» spiega Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università Sapienza di Roma, a Adnkronos.
Gli effetti del sonno sull’organismo
Il sonno svolge una funzione di recupero che coinvolge diversi apparati. «Serve per ricaricare le batterie organiche, la biologia del nostro corpo, perché riduce la frequenza cardiaca, mette a riposo il cuore, il cervello, i polmoni e il metabolismo» sottolinea Sesti. La sua carenza è associata a un aumento dei disturbi cardiovascolari e metabolici e può incidere anche sull’equilibrio ormonale e sul peso corporeo.
L’ambiente giusto per dormire
Per favorire il riposo notturno è necessario intervenire sulle condizioni ambientali. «Bisogna creare le condizioni per dormire, innanzitutto quelle ambientali. Al buio e con poco rumore, perché le fonti di luce e i suoni stimolano il cervello» spiega l’internista. Anche la temperatura della stanza ha un ruolo rilevante e dovrebbe mantenersi tra i 19 e i 21 gradi.
Le abitudini che ostacolano il sonno
Alcuni comportamenti quotidiani possono interferire con l’addormentamento. «Andare a letto subito dopo aver mangiato non facilita il sonno, perché l’organismo è impegnato nella digestione» osserva Sesti. Anche l’attività fisica svolta in tarda serata può risultare eccitante.
Durata e continuità del riposo
La durata del sonno resta un elemento centrale. «Il sonno deve essere sufficientemente lungo, sette-otto ore, e senza interruzioni» sottolinea il medico. I sonnellini pomeridiani non compensano il sonno notturno e l’orario della sveglia non è determinante se il numero complessivo di ore dormite è adeguato.
