Il SSN lascia indietro gli anziani non autosufficienti

Strutture inadeguate, rette insostenibili e un gap europeo da colmare: la fotografia impietosa di ANASTE sulla long-term care italiana

Quattro milioni di anziani non autosufficienti con gravi limitazioni funzionali: è questa la dimensione del problema che l’Italia affronta oggi, secondo i dati Istat. Un numero destinato a crescere nei prossimi anni, con un’aspettativa di vita più lunga che però non coincide necessariamente con una vita in buona salute. Sebastiano Capurso, Presidente dell’Associazione Nazionale Strutture Territoriali e per la Terza Età (ANASTE), usa un’espressione forte per descrivere la traiettoria demografica del paese: uno tsunami sociale che avanza con una velocità superiore alla capacità di risposta del sistema.

Il punto di partenza è la fotografia attuale: la stragrande maggioranza degli anziani non autosufficienti non riceve alcuna forma strutturata di assistenza pubblica, mentre le RSA accreditate coprono solo una frazione marginale del bisogno complessivo. Il peso di questa lacuna ricade prevalentemente sulle famiglie, che suppliscono a obblighi che, per norma, spetterebbero ai comuni e al Servizio Sanitario Nazionale. Il confronto con gli altri paesi europei mette in evidenza un divario significativo, misurabile sia in termini di posti letto disponibili sia in termini di contributo pubblico al pagamento delle rette nelle strutture residenziali.

Assistenza domiciliare, rette e strutture non idonee: i nodi da sciogliere

Capurso affronta anche alcune questioni spesso mal comprese nel dibattito pubblico. La prima riguarda il ruolo dell’assistenza domiciliare: uno strumento utile ma inadatto, nella sua forma attuale, agli anziani con gravi limitazioni funzionali, che richiedono un livello di cura incompatibile con le poche ore di assistenza domiciliare integrata che il sistema sanitario nazionale riesce a garantire.

La seconda questione tocca un fenomeno in espansione: la proliferazione di strutture a impostazione alberghiera che ospitano anziani non autosufficienti senza disporre dei requisiti sanitari necessari. Le famiglie che si rivolgono a queste strutture, spesso per difficoltà nell’accesso alle RSA pubbliche o accreditate, rischiano di non ottenere le prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e tecniche che lo stato di salute dei loro cari richiederebbe. Infine, Capurso entra nel merito della soglia economica al di sotto della quale una retta non può garantire livelli assistenziali adeguati, offrendo un parametro concreto per orientare le famiglie nella valutazione delle strutture disponibili sul mercato.

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di Tommaso Vesentini

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