L’analisi dei bisogni sanitari di una popolazione deve considerare insieme fattori demografici e sociali. Nel caso italiano, secondo quanto sostenuto dal 21° Rapporto CREA, è necessario farlo prendendo atto di (almeno) due grandi cambiamenti: la crescita dei bisogni ibridi, ovvero l’insieme di quelli sanitari e sociali, e un progressivo disallineamento fra bisogni e aspettative della popolazione.
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è nato per rispondere in primis ai bisogni clinici legati alle acuzie. Da un ventennio circa sta cercando di adeguarsi alla necessità di potenziare la presa in carico della cronicità, ma senza cogliere l’esigenza di rivedere alcuni principi; in primis quello dell’appropriatezza, la cui definizione appare molto più complessa in contesti dinamici e articolati, e quello della presa in carico della cronicità, ancor di più a fronte dell’ibridazione con i bisogni sociali.
I nuovi bisogni della popolazione
Per ragionare dei bisogni da soddisfare è opportuno partire dalla constatazione che dalla nascita del SSN la demografia italiana si è trasformata: quasi 5 milioni di over 75 in più, ogni anno si registrano 27.000 morti annui in più, e 140.000 nascite in meno; sebbene la disabilità non sia aumentata, si registrano 1,5 milioni di multicronici in più, e solo negli ultimi 10 anni i non autosufficienti sono aumentati del 10%.
Malgrado l’innovazione tecnologica abbia moderato l’impatto della demografia (si veda il non aumento dei disabili e il continuo incremento degli anni di vita in buona salute), non ha potuto annullarlo.
All’evoluzione demografica va aggiunta quella sociale: in 20 anni sono cresciute del 5% le famiglie monopersonali (quelle di over 65 sono arrivate al 16,9%); cresce anche la scolarizzazione, con una crescita di quasi il 5% dei laureati.
In un contesto in cui il peso degli interventi di risposta alle acuzie diminuisce rispetto a quello di presa in carico della cronicità, aumentano di importanza i bisogni ibridi a discapito di quelli strettamente clinici e la presa in carico della cronicità presenta necessità meno standardizzabili, generando nuove aspettative.
Un apprezzamento a luci e ombre
Una survey promossa dal C.R.E.A, Sanità su un campione rappresentativo della popolazione italiana, conclude che l’esperienza dei pazienti con i servizi del SSN genera tre distinti livelli di soddisfazione. Per la medicina generale e l’accesso ai farmaci è alta mentre è sotto la sufficienza per residenzialità, domiciliarità e assistenza ai non autosufficienti. Il tasso di soddisfazione per i servizi ospedalieri e di specialistica ambulatoriale raggiunge invece risultati intermedi.
Questo dato si spiega notando l’assoluta carenza della risposta del SSN ai bisogni ibridi della non autosufficienza e più in generale della fragilità. Sull’altro estremo si nota come la popolazione predilige le risposte che si sono adeguate prima (in larga misura grazie alla pandemia di Covid-19) alle nuove modalità di erogazione dei servizi, in primis digitalizzazione e presa in carico a distanza.
La modalità di erogazione dei servizi genera quindi aspettative che esulano dai bisogni clinici: a riprova di ciò, nelle ragioni di maggiore insoddisfazione, dopo le liste di attesa (citate dal 62,4% della popolazione), vengono i tempi “persi” al momento dell’erogazione delle prestazioni (indicati dal 44,6%).
La stampella privata al pubblico
A fronte delle suddette aspettative della popolazione, CREA ha promosso un’ulteriore indagine in collaborazione con l’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. Questa, che ha raccolto risposte di circa 900 donne operate al seno, informa che quasi il 90% riesce a effettuare i controlli nei tempi previsti, ma meno della metà ha le prestazioni prenotate direttamente dalla struttura che le segue.
Il rispetto dei tempi è ottenuto con una rilevante quota di pazienti (27%) che ricorre a prestazioni a pagamento privato: un metodo, definito «fai da te» dai ricercatori, che si ritiene spieghi come, malgrado i problemi di finanziamento e di razionamento implicito, i risultati di salute italiani sono fra i migliori nel mondo. D’altra parte, in una logica di One Health, fra i determinanti della Salute, i servizi sanitari si stima pesino meno del 20 per cento.
