Il vaccino antinfluenzale può avere un ruolo anche nella riduzione delle complicanze cardiovascolari legate all’infezione, inclusi infarto e ictus. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Eurosurveillance, basato su dati di registro raccolti in Danimarca tra il 2014 e il 2025.
La ricerca ha preso in esame oltre 200mila ricoveri per infarto e ictus, individuando 1.221 persone di età pari o superiore a 40 anni con infezione influenzale confermata e un primo evento cardiovascolare entro un anno. Il disegno utilizzato, di tipo self-controlled case series, ha permesso di confrontare il rischio negli stessi individui in diversi momenti temporali, riducendo l’influenza di fattori individuali non misurati.
Il picco di rischio dopo l’infezione
I risultati mostrano che il rischio di eventi cardiovascolari aumenta in modo marcato subito dopo l’infezione influenzale. Nella prima settimana, il rischio di infarto risulta fino a cinque volte superiore rispetto ai periodi di controllo, mentre quello di ictus fino a tre volte.
Si tratta di un incremento concentrato in una finestra temporale breve ma rilevante dal punto di vista clinico. Dopo i primi giorni, il rischio tende a diminuire progressivamente, fino a tornare su livelli più vicini a quelli di base nelle settimane successive. Questo andamento suggerisce un legame diretto tra la fase acuta dell’infezione e l’innesco di eventi cardiovascolari.
Il confronto tra vaccinati e non vaccinati
Lo studio ha analizzato anche l’effetto della vaccinazione tra le persone che hanno contratto l’influenza nonostante la protezione vaccinale. In questo gruppo, il rischio di infarto o ictus dopo l’infezione risulta circa dimezzato nei soggetti vaccinati rispetto ai non vaccinati. L’associazione emerge anche tenendo conto delle variazioni temporali e delle caratteristiche individuali, indicando un possibile effetto protettivo che va oltre la semplice prevenzione dell’infezione.
I meccanismi alla base dell’associazione
Secondo i ricercatori, l’infezione influenzale può attivare una risposta infiammatoria sistemica intensa ma di breve durata. Questo stato infiammatorio può favorire una serie di processi biologici, tra cui l’aumento della coagulazione del sangue e l’instabilità delle placche aterosclerotiche.
Questi meccanismi sono noti per contribuire all’insorgenza di eventi acuti come infarto e ictus, in particolare nei soggetti già esposti a fattori di rischio cardiovascolare. In questo contesto, la vaccinazione potrebbe agire attenuando la risposta infiammatoria indotta dal virus, riducendo così la probabilità che si inneschino questi processi, anche nei casi in cui non riesce a evitare completamente l’infezione.
Una relazione osservata su più anni
L’analisi copre un arco temporale di oltre dieci anni, includendo diverse stagioni influenzali e differenti livelli di circolazione virale. Questo consente di osservare un pattern coerente nel tempo, rafforzando l’associazione tra infezione influenzale e aumento del rischio cardiovascolare a breve termine. Allo stesso tempo, i dati suggeriscono che la vaccinazione si accompagna a una riduzione sistematica di questo rischio tra i soggetti che si infettano, delineando un possibile beneficio aggiuntivo della strategia vaccinale.
