In Italia cresce la cultura della salute mentale

Stigma ancora radicato, ma aumenta la consapevolezza sui problemi relativi alla salute mentale e la propensione a chiedere aiuto ai professionisti
Stigma ancora radicato, ma aumenta la consapevolezza sui problemi relativi alla salute mentale e la propensione a chiedere aiuto ai professionisti

Anche se tre italiani su quattro vivono un costante disagio mentale, la cultura e la consapevolezza relativi ai problemi di salute mentale stanno diventando sempre più forti. Questo quanto emerge dall’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia. Sono sempre di più gli italiani, infatti, che si rivolgono ai professionisti della salute mentale, con una maggiore sensibilità individuale verso il benessere psicologico e apertura culturale alla prevenzione e alla cura del disagio mentale.

Disagio mentale sempre più diffuso

Il rapporto Censis sottolinea come quasi tre italiani su quattro (nello specifico il 74,1%) abbiano sperimentato direttamente o indirettamente esperienze con problemi di salute mentale, sia in prima persona (34,2%) sia tramite familiari o amici (36,3%). Questo indica che il disagio è un’esperienza comune, che riguarda ampie fasce della popolazione. Tra coloro che hanno vissuto un’esperienza in prima persona, una parte significativa ha denunciato difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari pubblici (42,4%) e spesso ha dovuto rivolgersi a strutture private a pagamento (59,0%). Questi ostacoli evidenziano come, pur aumentando l’attenzione verso la salute mentale, permangano criticità nel sistema di risposta assistenziale.

Inoltre, dall’indagine si evince come sia ancora presente una componente significativa di stigma associata ai problemi di salute mentale. Infatti, il 67,9% degli italiani ritiene che sulle malattie psichiatriche gravino ancora vergogna e discriminazione. Tale percezione risulta meno marcata (44,9%) per i disturbi neurologici. Inoltre, una quota rilevante della popolazione (circa il 59%) pensa che chi soffre di problemi mentali viva ancora isolamento sociale.

Verso la normalizzazione dell’aiuto professionale

Un elemento positivo emergente dal rapporto è la propensione diffusa degli italiani a ricorrere a un aiuto professionale in caso di disagio mentale. L’82,0% degli intervistati dichiara che si rivolgerebbe o si è già rivolto a uno specialista, soprattutto per disturbi percepiti come “non gravi”. Questo indica un processo di normalizzazione dell’idea di cura: chiedere aiuto non è più visto come un fallimento personale, ma come una componente legittima della gestione della salute.

Parallelamente, gli italiani mostrano un’attenzione più ampia verso i determinanti della salute mentale. Oltre all’assenza di disagio psicologico, molti riconoscono il ruolo di stili di vita sani (64,5%), relazioni familiari e sociali positive (52,2%) ed equilibrio tra lavoro e vita privata (39,3%) nel promuovere il benessere mentale. Questi risultati riflettono una visione più integrata della salute individuale, in cui il benessere mentale non è più confinato a un ambito specialistico, ma fa parte della quotidianità e dei contesti relazionali e lavorativi.

Una cultura in evoluzione, ma con sfide aperte

L’indagine realizzata dal Censis dunque mostra una crescente attenzione alla salute mentale. Si tratta di un cambiamento culturale importante, anche se, come si evince dai dati del report, persistono difficoltà di accesso ai servizi e un diffuso stigma su tali tematiche. Il crescente riconoscimento dell’importanza della salute mentale, sia a livello individuale sia collettivo, rappresenta dunque una base su cui costruire politiche più articolate di prevenzione, supporto e integrazione dei servizi, in grado di rispondere ai bisogni reali delle persone e di consolidare una cultura della salute più piena e partecipata.

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di Bernardino Ziccardi

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