Nel quadro della riorganizzazione della sanità territoriale, il tema delle cure di prossimità assume una centralità operativa che coinvolge assetti direzionali, modelli organizzativi e strumenti tecnologici. A partire dall’esperienza dell’ASST Lariana, di cui Eva Colombo è Direttrice della gestione delle risorse umane, il percorso di rafforzamento della medicina territoriale si sviluppa attraverso l’attivazione delle Centrali Operative Territoriali e la progressiva implementazione delle Case della Salute e delle Case di Comunità. Si tratta di nodi strategici che ridefiniscono l’accesso ai servizi, la presa in carico e il coordinamento tra professionisti.
Colombo colloca questo processo in una fase di transizione che chiama in causa la responsabilità dei vertici aziendali. In particolare, il ruolo dei direttori generali si intreccia con la necessità di guidare un cambiamento strutturale che non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma soprattutto la revisione dei modelli organizzativi. L’innovazione tecnologica procede con una propria traiettoria, sostenuta da investimenti e sviluppo di soluzioni digitali; più complesso risulta invece il consolidamento di un’innovazione organizzativa capace di modificare prassi, relazioni professionali e modalità decisionali.
Il passaggio da una gestione centrata sull’ospedale a un sistema orientato alla prossimità richiede una ridefinizione delle responsabilità e dei flussi operativi. Durante la fase emergenziale legata alla pandemia, molte trasformazioni hanno trovato un terreno favorevole grazie alla pressione del contesto. In uno scenario ordinario, invece, la riorganizzazione necessita di una regia più strutturata e di un lavoro costante sulla cultura professionale. In questo orizzonte si colloca la riflessione sul contributo che le aziende sanitarie possono offrire nel guidare l’implementazione dei nuovi servizi territoriali, assumendo una funzione di indirizzo e coordinamento capace di integrare dimensione sanitaria e socio-sanitaria.
Governance territoriale e coordinamento socio-sanitario
All’interno dell’assetto lombardo, la presenza del direttore socio-sanitario introduce un elemento distintivo nella governance della medicina territoriale. Questa figura opera come riferimento per i direttori di distretto e orienta l’implementazione dei servizi di prossimità secondo una logica di integrazione. Il coordinamento tra livelli direzionali diventa quindi un fattore determinante per tradurre gli indirizzi strategici in pratiche operative coerenti.
Il lavoro congiunto tra direzione aziendale e distretti consente di articolare l’offerta territoriale in modo più aderente ai bisogni della popolazione. Le Case di Comunità e le Centrali Operative Territoriali si inseriscono in questa architettura come strumenti di connessione tra professionisti, servizi e cittadini. Il loro sviluppo implica una pianificazione attenta delle competenze, dei processi e delle responsabilità, con un’attenzione specifica alla continuità assistenziale.
In questo contesto, Colombo richiama l’importanza di una guida capace di accompagnare i distretti nell’attuazione della medicina territoriale, favorendo coerenza organizzativa e allineamento strategico. L’evoluzione delle cure di prossimità non si limita alla dimensione strutturale, ma investe la capacità del sistema di sostenere nel tempo modelli collaborativi e orientati alla presa in carico. La costruzione di una rete territoriale efficace passa attraverso una regia che valorizza il ruolo dei distretti e consolida l’integrazione tra componenti sanitarie e socio-sanitarie, delineando un assetto in cui la prossimità diventa principio organizzativo e non soltanto obiettivo programmatico.
