«Io non ho avuto un’infanzia. Questa è l’obesità»

Daniela De Maggi, Presidente dell'Associazione Fiocchetto Verde, raccontando la sua storia dimostra il valore dell’accompagnamento, il ruolo degli affetti e la necessità di riconoscere l’obesità come malattia cronica

Il dolore e la solitudine di una donna affetta da obesità fin dall’infanzia. «Ho indossato i primi jeans a 24 anni, dopo l’intervento. Durante le feste mi nascondevo in camera per la vergogna. Di cosa hanno bisogno adolescenti e adulti obesi? Rispetto. Tutti mi accusavano. Anche mia mamma che era la mia compagna preferita, la mia amica, ma non riusciva a capire che io mangiavo di nascosto perché c’era un problema più forte di me». Ma, agli occhi del mondo, «ero io la persona in colpa, quella che non si prendeva cura, quella che sbagliava».

«Mia mamma pesava come me: io avevo 5 anni, lei 30. Non andavo al parco giochi perché non entravo nello scivolo. Non andavo al pub quando ero adolescente, non passavo le feste con i miei cugini perché mi vergognavo». Questo è il racconto di Daniela De Maggi, Presidente dell’Associazione Fiocchetto Verde Odv e la ragione per la quale accompagnano le persone obese «prima, durante e dopo i trattamenti necessari» ad una malattia che pochi riconoscono come tale ma che è cronica e recidivante. «Il mio obiettivo è che la persona obesa non rimanga sola come sono stata io nell’infanzia, adolescenza o età adulta».

La duplice dimensione personale e sociale

La Presidente dell’Associazione Fiocchetto Verde affronta l’obesità come esperienza personale nel corso della sua infanzia e come ambito di impegno sociale, mettendo in relazione vissuto individuale e dimensione collettiva. De Maggi fa emergere l’importanza di una presenza costante degli affetti lungo il percorso di cura, intesa come accompagnamento continuativo che affianca, senza sostituirle, le competenze mediche e psicologiche. In questo quadro si colloca l’attività dell’Associazione Fiocchetto Verde, impegnata nel ridurre le barriere di accesso alle cure.

De Maggi parla, inoltre, dello stigma, richiamando il ruolo dei professionisti sanitari, delle famiglie e della società nel riconoscere l’obesità come malattia e non come vizio. Viene richiamato il quadro normativo italiano e la distanza che può persistere tra il riconoscimento formale e la percezione concreta della malattia da parte delle persone che ne sono colpite.

In chiusura, la Presidente dell’Associazione Fiocchetto Verde, introduce la tematica della responsabilità del paziente, collegandolo alla consapevolezza della propria condizione e alla possibilità di intraprendere un percorso di cura fondato sul riconoscimento della malattia stessa.

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di Arrigo Bellelli

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