La relazione bidirezionale tra obesità e salute mentale

Le persone seguite dai servizi di salute mentale presentano una prevalenza di obesità più elevata rispetto alla popolazione generale e ciò apre a una riflessione sul legame tra disturbi psicologici e peso corporeo

Negli ultimi anni è emersa con sempre maggiore chiarezza una stretta relazione tra obesità e salute mentale. Questo, infatti, quanto sottolineato da un’indagine sul rischio di obesità in salute mentale condotta dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia.

Lo studio, che ha coinvolto più di 2.000 pazienti in cura presso Servizi di Salute Mentale, evidenzia la prevalenza di obesità tra le persone seguite dai servizi di salute mentale, che raggiunge il 17%, rispetto a circa il 10% nella popolazione generale. Dunque viene confermato come obesità e disturbi mentali non siano condizioni isolate, ma interconnesse, che si influenzano reciprocamente.

Un legame bidirezionale tra mente e corpo

«La relazione tra obesità e disturbi mentali, in particolar modo ansia e depressione sembra essere associata in modo bidirezionale» spiega il dottor Enrico Prosperi, medico-chirurgo e psicoterapeuta, specializzato in psicologia clinica e disturbi del comportamento alimentare. «Un fattore che favorisce questa interconnessione è la cosiddetta fame emotiva, che a breve termine permette di ridurre le emozioni negative ma nel lungo termine facilita l’aumento del peso».

«Recentemente – prosegue – un ruolo sembra svolgerlo anche la disbiosi intestinale, causata dall’introduzione di cibi eccessivamente grassi, che causa una disfunzione della barriera ematoencefalica e un’infiammazione sistemica di basso grado. Non bisogna dimenticare che le persone con disturbi mentali possono prendere peso a causa degli psicofarmaci, che aumentano l’appetito, favoriscono la sedazione con riduzione dell’attività motoria, causano alterazioni a livello metabolico. Le persone con depressione presentano inoltre una mancanza di piacere, che le allontana dalle attività sportive, ricreative e socializzanti, innescando così un effetto a cascata con aumento del peso e ulteriore peggioramento del tono dell’umore».

Il peso dello stigma

«Fattori come depressione, ansia e stress, quest’ultimo a causa dell’eccesso di cortisolo, possono favorire l’insorgenza di obesità. Ma è lo stigma – afferma Prosperi – ad essere un fattore spesso sottovalutato. Sappiamo che i pregiudizi e le discriminazioni che colpiscono sia le persone con obesità che quelle con disturbi mentali, possono esacerbare l’ansia, la depressione e lo stress, causare un insulino resistenza e, non meno importante, allontanarle dai percorsi di cura».

Il ruolo della psicologia nella cura dell’obesità

«La cura dell’obesità dovrebbe contemplare un adeguato supporto psicologico, soprattutto da parte di psicoterapeuti ad orientamento cognitivo-comportamentale. Questo perché spesso, specie nei casi di obesità grave, può essere presente un Binge Eating Disorder, il disturbo della nutrizione e alimentazione più frequente ma spesso trascurato».

«Non bisogna poi dimenticare – prosegue – che la persona con obesità può presentare livelli elevati di ansia e depressione, una fame emotiva o una disregolazione dopaminergica che facilita un consumo di cibi ricchi di grassi e zuccheri per provare piacere. In tutti questi casi il solo intervento nutrizionale potrebbe addirittura peggiorare il quadro clinico. Nonostante gli ottimi risultati dei nuovi farmaci per l’obesità, il supporto psicologico potrebbe facilitare l’aderenza nel lungo periodo, condizione essenziale per mantenere i risultati».

Verso un approccio multidisciplinare

«Un supporto psicologico dovrebbe essere parte integrante della cura dell’obesità, al pari di quello farmacologico, chirurgico e nutrizionale. Non a caso è quanto richiesto anche dall’attuale Piano Nazionale Cronicità. Spesso le persone effettuano colloqui psicologici per l’idoneità a possibili interventi di chirurgia bariatrica e in rari casi interventi di supporto nel lungo periodo. E questa mancanza è una delle principali lamentele delle persone con obesità».

«Un passo necessario – conclude Prosperi – è l’adozione dell’Educazione Terapeutica del Paziente, intervento interdisciplinare richiesto sia dal Piano Nazionale Cronicità che dalla Carta dei Diritti e Doveri della Persona con Obesità. Un’adeguata formazione nell’ETP permetterebbe la creazione di vere equipe interdisciplinari che sappiano condividere non solo gli obiettivi, ma anche le conoscenze e le metodologie, in grado di creare un rapporto di interazione tra le diverse discipline».

Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

di Bernardino Ziccardi

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Banner MAG 600x600px_Tavola disegno 1

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI