Articolo di Marco Crispo, Avvocato del Foro di Roma, Patrocinante dinanzi le Giurisdizioni Superiori, Diritto e Responsabilità Sanitaria, Docente a contratto Corso Alta Formazione Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Attraverso un dettagliato resoconto statistico Relazione Ministeriale 2025 sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in Italia fotografa l’attività delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di PMA nell’anno 2023. Il documento fornisce un quadro completo non solo sullo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale in questo particolare ambito ma anche sull’effettivo rispetto dei diritti civili direttamente coinvolti.
La premessa normativa, seppure in via sintetica, ripercorre inoltre l’iter che ha caratterizzato l’attuale sistema giuridico in materia di procreazione medicalmente assistita, con particolare riferimento ai molteplici interventi attraverso i quali la giurisprudenza costituzionale ha fortemente inciso anche sui principi cardine della legislazione originaria. Nel merito, alcuni dei dati raccolti meritano particolare attenzione.
La PMA in Italia

A fronte di numeri che testimoniano un settore in forte crescita (89.870 coppie trattate e 17.235 bambini nati vivi, pari al 4,5% del totale dei nati in Italia), emergono, infatti, stridenti criticità su due specifici aspetti: l’accesso alla donazione di gameti e la mobilità sanitaria legata alla disparità territoriale. Per quanto concerne il primo punto i dati dell’anno in esame evidenziano problematiche strutturali nell’organizzazione della rete nazionale di donazione laddove su 15.857 cicli con donazione di gameti, il 98,9% dei cicli con ovociti donati e il 93,1% di quelli con seme donato provengono da banche estere.
Infatti, stando ai dati del Centro Nazionale Trapianti, negli ultimi dieci anni (dal 2015 al 31 dicembre 2024) sono stati comunicati solo 350 donatori. Una situazione dalle inevitabili ripercussioni non solo di carattere sociale ma anche e soprattutto economico imponendo alle coppie italiane di affrontare costi maggiori per spostarsi in altri Paesi. Peraltro, proprio alle complessità logistiche del trasporto internazionale di gameti sono dovute le segnalazioni di eventi e reazioni avverse gravi riportate nella terza parte della Relazione.
La PMA nei diversi territori
Non meno significativo il secondo tema, determinato dalla indebita concentrazione territoriale dei centri di PMA. Il 53,4% dei 316 iscritti al Registro Nazionale, sono infatti dislocati in sole quattro regioni (Lombardia, Campania, Lazio e Veneto). I dati della mobilità interregionale che ne conseguono sono inesorabili: il 25,6% dei cicli con gameti della coppia e ben il 38,9% di quelli con gameti donati sono effettuati da pazienti non residenti nella Regione in cui è situato il centro. Breve cenno merita infine l’ultima parte della Relazione, dedicata all’attività di vigilanza posta in essere dal Centro Nazionale Trapianti in collaborazione con le singole Regioni.
PMA, sicurezza e gestione del rischio
L’analisi comparata dei dati raccolti mostra un settore non indenne alle classiche problematiche in tema di responsabilità sanitaria. Nel 2024 risultano «assegnate in 51 ispezioni 219 non conformità, di cui due critiche, 102 maggiori e 115 minori, oltre a 106 commenti, che sono suggerimenti di migliorie rilevate dal team, a cui il centro non è chiamato a rispondere», con un numero quindi quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. Le non conformità più frequenti «sono relative alla sala criobiologica e alla sicurezza del personale, agli ambienti di lavorazione, al sistema qualità e alla gestione delle attrezzature, in linea con le tipologie rilevate nel 2023».
Si tratta di eventi avversi di particolare rilevanza, forieri financo di conseguenze devastanti, come la perdita di materiale biologico infungibile, indice di uno standard di diligenza non sempre garantito, in grado di esporre i centri a profili di grave responsabilità contrattuale nei confronti dei propri pazienti.
Perché serve un intervento normativo
In conclusione, il sistema delineato dalla Relazione 2025 conferma la necessità di un intervento legislativo che, oltre ad integrare organicamente le modifiche apportate negli anni dalla Corte Costituzionale, sia in grado di rafforzare le misure di vigilanza, garantendo altresì concreta equità sociale nell’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Il contributo dell’Avv. Crispo fa parte del Libro Bianco di Welfair, fiera del fare Sanità, la cui presentazione avverrà il 1° aprile 2026 alla Camera dei Deputati.
