La sanità davanti alla sfida climatica

Il settore sanitario mondiale produce oltre il 4% delle emissioni globali. Dal programma britannico Greener NHS alle iniziative italiane, cresce l’impegno per sistemi sanitari più sostenibili
Il settore sanitario mondiale produce oltre il 4% delle emissioni globali. Dal programma britannico Greener NHS alle iniziative italiane, cresce l’impegno per sistemi sanitari più sostenibili

I sistemi sanitari sono chiamati a rispondere a una duplice sfida: da un lato, garantire qualità, equità e continuità delle cure, e dall’altro, ridurre il proprio impatto ambientale e rafforzare la propria capacità di risposta e adattamento ai cambiamenti climatici. La decarbonizzazione dell’assistenza sanitaria non è più un obiettivo a lungo termine, ma una necessità concreta che richiede scelte strategiche, strumenti operativi e un forte coordinamento tra i livelli di governance. Per questo motivo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha organizzato per la giornata di ieri uno spazio di confronto tra decisori, professionisti e stakeholder per discutere di come i sistemi sanitari possano intraprendere percorsi verso la sostenibilità ambientale, mantenendo al centro la salute delle persone e delle comunità.

La tematica

Alessio Nardini, Direttore Generale per Stili di Vita Sani e Relazioni con l’Ecosistema del Ministero della Salute, per sottolineare l’importanza del tema ha letto dei dati che raccontano il grosso impatto del settore sanitario sull’ambiente: «Si stima che i sistemi sanitari siano responsabili di una percentuale fra il 4% e il 5% delle emissioni serra globali. Secondo il più ampio studio globale disponibile, nel 2014 il settore sanitario ha prodotto circa 2 gigatonnellate di CO2 equivalente, pari al 4,4% centro delle emissioni nette mondiali. Il Lancet Countdown 2022 stimava questa percentuale intorno a 5,2% mentre l’aggiornamento 2023 indicava il 4,6%».

«La sostenibilità ambientale dei sistemi sanitari implica la capacità del settore di garantire l’erogazione dei servizi sanitari senza compromettere le risorse naturali e ambientali. Ciò comporta un’attenta gestione delle risorse, la riduzione delle emissioni climalteranti e l’integrazione di pratiche ecocompatibili. Anche per quello che riguarda l’adattamento in relazione all’aumento della frequenza di eventi estremi dovuti al cambiamento climatico, è sempre più necessario fornire indicazioni per le strutture sanitarie resilienti al clima per garantire la continuità delle cure durante ondate di calore o altri eventi estremi».

Marina Maiero, Funzionario Tecnico dell’OMS per il cambiamento climatico e la salute, ha avvertito di come «se ci fosse un sistema sanitario globale, questo sarebbe il quinto emettitore di gas serra al mondo. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) supporta la decarbonizzazione del settore sanitario guidando l’alleanza ATACH». L’Alliance for Transformative Action on Climate Change and Health è stata istituita a seguito della COP26 per costruire sistemi sanitari sostenibili, promuovendo l’integrazione del nesso tra cambiamento climatico e salute nei piani nazionali, regionali e globali. L’Italia, purtroppo, non fa parte di questa rete che facilita lo scambio di opinioni, di informazioni e il miglioramento della cooperazione tecnica e politica tra i suoi partecipanti.

La One Health

Nel corso del suo intervento Nardini ha sottolineato come «la salute umana e quella animale sono inscindibilmente legate alla salute del pianeta e l’approccio One Health ne riconosce l’interdipendenza. Per questi motivi i responsabili delle politiche sanitarie stanno integrando obiettivi ambientali nelle strategie di settore consapevoli che le azioni per la sostenibilità offrono benefici netti. Politiche integrate di contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico possono generare vantaggi sanitari ed economici molto superiori ai costi necessari per attuarle. Infatti, i co-benefici ambientali, sanitari ed economici derivanti da politiche verdi in sanità possono migliorare non solo l’ambiente, ma anche la salute dei pazienti e ridurre i costi operativi». Un esempio di queste politiche è il Dipartimento apposito che è stato creato presso il Ministero della salute.

Le criticità da risolvere

Quali linee guida per la decarbonizzazione stanno guidando i sistemi sanitari e quali ostacoli ne stanno frenando l’implementazione? Andreas Ekvall, Senior Climate Manager di Health Care Without Harm (Organizzazione No Profit che introduce le migliori pratiche ambientali ai professionisti sanitari) dice che «il problema è il divario fra gli impegni presi e le azioni effettivamente messe in campo. L’impronta climatica del settore sanitario triplicherà dal 2021 al 2050, perciò ogni paese ha un piano nazionale di decarbonizzazione per il proprio SSN».

A tal fine, il dirigente svedese vede cinque sfide alla decarbonizzazione dei sistemi sanitari:

  • Di implementazione, dovute alle strutture di governance, alla mancanza di finanziamenti dedicati e di quadri operativi di implementazione.
  • Relative a portata, conoscenze e dati, nello sviluppo di solide e dettagliate basi di riferimento delle emissioni, interventi e obiettivi.
  • Tecniche, nell’operativizzare le metodologie di pianificazione dell’azione climatica.
  • Di risorse e capacità, dovute a risorse finanziarie limitate, vincoli di tempo e capacità tecniche insufficienti;
  • Istituzionali e degli stakeholder, legate all’allineamento delle strutture organizzative, dei piani e dei mandati.

Ci sono, però degli esempi virtuosi: il Belgio, infatti, è già andato oltre la fase di pianificazione, avendo sviluppato un quadro di implementazione completo per la propria roadmap. Il Portogallo, invece, sta implementando la decarbonizzazione attraverso un sistema di gestione innovativo con responsabili dedicati in ciascuna struttura sanitaria.

L’aspetto di un SSN sostenibile

Matteo Paganini, Dottore e Ricercatore, ha affermato che il fine di ogni SSN deve essere quello di «essere contemporaneamente equo, a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima». Gli attori che entrano in gioco sono diversi: i sistemi energetici, le catene di approvvigionamento, il capitale e la comunità sanitaria nel suo complesso, comprendendo quindi non solo i professionisti ma anche i cittadini che a essi si rivolgono.

Il ricercatore, quindi, dice quali sono le domande che bisogna porsi in fase di triage per «piantare dei semi di sostenibilità»:

  • Questa pratica clinica riduce le emissioni senza creare pericoli?
  • Aumenta la resilienza del servizio sanitario allo stress climatico?
  • Migliora l’equità del sistema sanitario?

La via inglese

Decarbonizzare i sistemi sanitari è possibile: lo sta dimostrando quello inglese che nel 2020 è diventato il primo a porsi gli obiettivi di zero emissioni nette. Robin Simpson, Capodipartimento dell’Analisi Dati per il progetto Greener NHS ha spiegato come a Londra hanno deciso di affrontare la questione: «Dal 2021 l’NHS ha ordinato alle sue sotto-organizzazioni territoriali di sviluppare dei piani locali, sui quali sono tenute a riferire annualmente sui progressi. Le aree sotto osservazione sono molte: cibo e nutrizione, medicine, trasformazione digitale e clinica, forza lavoro, strutture e trasporti e catena di approvvigionamento».

I dati danno ragione ai britannici, che in cinque anni hanno diminuito del 14% l’impronta climatica del loro sistema sanitario. «I miglioramenti sono stati possibili grazie a dati migliori e più granulari, che hanno permesso di monitorare i progressi nel tempo, e a una miglior abilità di riflettere e indagare le variazioni organizzative basate sul piano nazionale». Il rapporto Five years of a greener NHS, pubblicato a settembre, riflette sui progressi compiuti nel trasformare la strategia nazionale in azioni nazionali e locali.

I prossimi passi saranno:

  • Continuare a migliorare la capacità di misurare le emissioni, monitorare i progressi e perfezionare le azioni, in particolare per le emissioni della catena di approvvigionamento;
  • Analizzare le variazioni organizzative e sviluppare approcci migliori di benchmarking;
  • Continuare a lavorare verso un futuro più sano e più sostenibile per pazienti, comunità e generazioni future.

L’esempio romagnolo

Anche in Italia ci siamo mossi verso questo obiettivo. Chiara Reno, Dirigente Medico dell’Unità di ricerca valutativa e politiche dei servizi sanitari presso l’Azienda Sanitaria Locale della Romagna, ha dichiarato che «l’energia è stata la colonna portante della nostra azione, che ci ha portati a vincere l’European Sustainable Energy Awards». Tra le principali azioni intraprese vi sono state l’aggiornamento dei sistemi energetici e dell’illuminazione, il miglioramento dell’isolamento degli edifici e l’ottimizzazione dei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria. È stata inoltre promossa l’espansione delle energie rinnovabili, la costruzione di edifici a energia quasi zero (nZEB) e l’adozione di modelli di generazione energetica distribuita. A queste si sono affiancati interventi più ampi, come promozione della mobilità sostenibile, iniziative plastic-free, riduzione dei rifiuti e campagne di sensibilizzazione rivolte a operatori e cittadini.

Guardando al futuro, il Nuovo Piano Energetico 2025–2028 prevede investimenti rilevanti e obiettivi ambiziosi, tra cui lo sviluppo della cogenerazione ad alta efficienza, l’espansione delle energie rinnovabili (anche attraverso impianti solari nei parcheggi e sistemi di autoconsumo remoto) e l’introduzione di sistemi di gestione energetica in tempo reale basati sull’intelligenza artificiale. Il piano punta, inoltre, a rafforzare il coordinamento con comuni e istituzioni locali, aumentare la consapevolezza di professionisti, pazienti e cittadini e istituire un gruppo dedicato alla riduzione dei rifiuti. La prospettiva futura integra la sostenibilità nei modelli di cura, nella transizione digitale e nei sistemi di monitoraggio, valutazione e apprendimento, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la resilienza del sistema sanitario.

In generale, la Dirigente romagnola ha evidenziato come gli elementi chiave della loro azione siano stati:

  • visione condivisa e di lungo periodo;
  • fiducia necessaria per realizzare progetti complessi e sostenere grandi investimenti;
  • governance chiara con responsabilità definite e un adeguato impiego di risorse, in termini di competenze, tempo e finanziamenti.

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di Arrigo Bellelli

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