L’Associazione Nazionale Strutture Territoriali (Anaste) commenta il passaggio in Consiglio dei Ministri (CdM) del disegno di legge che individua, attraverso più decreti da emanare entro l’anno 2026, i nuovi livelli di tutela della salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione e nel rispetto dei principi di equità e continuità del percorso assistenziale.
La centralità delle RSA
«Il disegno di legge delega al governo per l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, approvato dal CdM, va certamente nella direzione giusta, per una revisione del modello organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia, deve prevedere, sin dall’inizio, la centralità del ruolo delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) nel sistema dell’assistenza territoriale».
«Le RSA costituiscono un presidio essenziale per pazienti e cittadini, garantendo l’unica reale forma di assistenza continuativa ad oltre 270.000 malati non autosufficienti, e rappresentano quindi l’ossatura stessa del sistema territoriale italiano» ha affermato il Presidente nazionale Anaste, Sebastiano Capurso.
Una domanda più complessa
«La RSA ha assunto un ruolo sempre più determinante nella tenuta del sistema dell’assistenza, grazie al lavoro dei gestori e degli operatori professionali impegnati nel quotidiano lavoro di assistenza ad anziani malati e sempre più clinicamente compromessi, oltre che sempre più numerosi».
«Il vero nodo da sciogliere – ha affermato ancora Capurso – è il numero dei posti letto disponibili in regime di accreditamento, cioè convenzionati con il SSN. In molte Regioni ci confrontiamo con liste di attesa interminabili, che rappresentano di fatto un diritto alle cure negato a moltissimi cittadini. Serve un piano per adeguare l’offerta alladomanda sempre più pressante ed estesa e quindi servono risorse aggiuntive, che nel decreto non sono previste». A tale proposito Anaste ha già richiesto un incontro al Ministro Schillaci per riaffermare il ruolo cardine delle RSA italiane e la necessità della loro valorizzazione all’interno del SSN.
