Mercoledì 21 gennaio alla sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro a Roma il Centro per la Ricerca Economica Applicata (CREA) in Sanità ha presentato la 21° edizione del suo Rapporto Sanità. Il documento indaga lo stato dell’arte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Purtroppo, l’analisi evidenzia come le prestazioni del SSN in termini di equità ed efficienza risultino distanti dagli obiettivi attesi.
Si stima che 1,25 milioni di famiglie (ovvero 2,3 milioni di residenti) hanno subito un disagio economico dovuto alle spese sanitarie. Sono state maggiormente colpite le famiglie del Mezzogiorno (6,0%) e quelle con un basso livello di istruzione (9,3% di quelle con persona di riferimento senza titolo di studio ed il 5,8% di quelle in cui è in possesso di licenza elementare).
Una spesa sempre più pesante
Il Rapporto CREA evidenzia che l’incidenza delle spese di cura sui consumi familiari, che era meno del 2%, è più che raddoppiata negli ultimi quarant’anni (4,3%). L’aumento è stato doppio per le famiglie meno istruite (6,8%). Fra le famiglie meno abbienti la percentuale della propria spesa sanitaria è aumentata triplicata. La quota di famiglie che hanno fatto ricorso a consumi sanitari pagandoli privatamente è aumentata di 19,2 punti percentuali, toccando la quota del 70%.
In aggiunta, oltre quattro milioni di famiglie sono soggette alle cosiddette spese catastrofiche, ovvero spese sanitarie che incidono in modo rilevante sui bilanci familiari. Queste sono dovute specialmente all’odontoiatria e alla assistenza di lunga durata a pazienti non autosufficienti (LTC): due settori in cui la tutela appare largamente non sufficiente.
La crescita del numero di famiglie che spendono privatamente per la Sanità, va in parallelo con quella della spesa: l’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3% e toccando il 6,8% per quelle meno istruite. Anche in questo caso il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. Questo spiega perché 2,3 milioni di residenti registrano un disagio economico (o un impoverimento o una rinuncia per ragioni economiche alle prestazioni), un dato in lenta ma costante crescita durante la “storia” del SSN. Il dato incide particolarmente sulle famiglie del Mezzogiorno, in media meno abbienti e istruite.
Le disparità territoriali
Anche a livello geografico le traiettorie registrate non risultano quelle attese: nel 1985 ricorrevano a spese sanitarie private maggiormente le famiglie residenti nel Nord-Est (62,3%), dotate di un reddito medio superiore a quello nazionale. Negli ultimi 40 anni considerati la situazione si è ribaltata: la quota di famiglie spendenti nelle ripartizioni del Centro (75,9%) e del Mezzogiorno (70,8%) hanno superato quelle del Nord (68,7%). Il dato del Sud, in particolare, suggerisce come la spesa privata non sia correlata solo a maggiori disponibilità economiche, quanto a carenze del servizio pubblico.
Inoltre, se la spesa privata nel Nord è cresciuta parimenti al reddito disponibile, nel Centro e nel Mezzogiorno si è incrementata molto di più, drenando risorse prima destinabili ad altri obiettivi. Si tratta di un comportamento di spesa delle famiglie che fa capire come le famiglie ritengano i consumi sanitari al di fuori del SSN qualcosa di necessario e non posticipabile.
La difficoltà di accesso e riforma del SSN
Il CREA annovera fra le ragioni che spingono le famiglie a ricorrere a spese sanitarie private la constatazione di una difficoltà di accesso al sistema di tutela pubblica per i nuclei più fragili. Ciò è desumibile dal fatto che la spesa per prestazioni comprese in un percorso di cura sono sostanzialmente omogenee, mentre quelle per scopi classificati come preventivi sono maggiori per le famiglie meno abbienti e meno istruite. In altre parole, c’è il rischio che le famiglie con minore capacità di accesso siano costrette a effettuare prestazioni privatamente per riuscire ad entrare in tempi congrui nei percorsi di cura offerti dal SSN.
A fronte delle crescenti difficoltà del SSN nel mantenere le sue promesse si rileva nell’apparente contraddizione esistente fra indicatori di salute e di performance del Servizio. I primi sono positivi nei confronti internazionali e in continuo miglioramento, i secondi invece sempre più negativi a testimoniare dall’incapacità di risolvere alcuni nodi critici del sistema. Per il Rapporto, i primi costituiscono una possibile giustificazione della mancata presa d’atto da parte della politica dei problemi strutturali di cui soffre il nostro sistema sanitario.
Da questo dibattito nasce, secondo gli studiosi del CREA, la contrapposizione fra due fazioni: quella dei trasformatori e quella dei manutentori. I primi ritengono che il sistema debba essere rivisto, anche perché la Legge 833 è stata scritta quando la sanità e la società erano completamente differenti. Di conseguenza, quindi principi validi ma da aggiornare e integrare. I secondi, invece, che i principi della 833 rimangano validi ed esaustivi e che manchi solo volontà politica (ad esempio di rifinanziamento che scongiuri la crescente privatizzazione della Sanità.
