Il Centro per la Ricerca Economica Applicata (CREA) ha presentato la 21° edizione del suo Rapporto Sanità. L’analisi evidenzia come le prestazioni del SSN in termini di equità ed efficienza risultino distanti dagli obiettivi attesi.
Si stima che 1,25 milioni di famiglie (ovvero 2,3 milioni di residenti) abbiano subito un disagio economico dovuto alle spese sanitarie. Sono state maggiormente colpite le famiglie del Mezzogiorno (6,0%) e quelle con un basso livello di istruzione: il 9,3% di quelle con persona di riferimento senza titolo di studio ed il 5,8% di quelle in cui è in possesso di licenza elementare.
Una spesa sempre più pesante
Il Rapporto CREA evidenzia che l’incidenza delle spese di cura sui consumi familiari, che era inferiore al 2%, è più che raddoppiata negli ultimi quarant’anni attestandosi al 4,3%. L’aumento tocca il 6% per le famiglie meno istruite e meno abbienti. La quota di famiglie che hanno fatto ricorso a consumi sanitari pagandoli privatamente è aumentata di 19,2 punti percentuali, toccando la quota del 70%.
In aggiunta, oltre quattro milioni di famiglie sono soggette alle cosiddette spese catastrofiche, ovvero spese sanitarie che incidono in modo rilevante sui bilanci familiari. Queste sono dovute specialmente all’odontoiatria e all’assistenza di lunga durata a pazienti non autosufficienti (LTC).
La crescita del numero di famiglie che spendono privatamente per la sanità va in parallelo con quella della spese, anche in questo caso il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%. Questo spiega perché 2,3 milioni di residenti registrano un disagio economico (o un impoverimento o una rinuncia per ragioni economiche alle prestazioni); un dato in lenta ma costante crescita durante la “storia” del SSN. Il dato incide particolarmente sulle famiglie del Mezzogiorno.
Le disparità territoriali
Nel 1985 ricorrevano a spese sanitarie private maggiormente le famiglie residenti nel Nord-Est (62,3%), dotate di un reddito medio superiore a quello nazionale. Negli ultimi 40 anni la situazione si è ribaltata: la quota di famiglie spendenti nelle ripartizioni del Centro (75,9%) e del Mezzogiorno (70,8%) hanno superato quelle del Nord (68,7%). Il dato del Sud, in particolare, suggerisce come la spesa privata non sia correlata solo a maggiori disponibilità economiche, quanto a carenze del servizio pubblico.
Inoltre, se la spesa privata nel Nord è cresciuta parimenti al reddito disponibile, nel Centro e nel Mezzogiorno si è incrementata molto di più, drenando risorse prima destinabili ad altri obiettivi. Si tratta di un comportamento di spesa delle famiglie che fa capire come le famiglie ritengano i consumi sanitari al di fuori del SSN qualcosa di necessario e non posticipabile.
La difficoltà di accesso e riforma del SSN
Il CREA annovera fra le ragioni che spingono le famiglie a ricorrere a spese sanitarie private la constatazione di una difficoltà di accesso al sistema di tutela pubblica per i nuclei più fragili.
A fronte delle crescenti difficoltà del SSN nel mantenere le sua promessa di universalità, si rileva l’apparente contraddizione esistente fra indicatori di salute e di performance del Servizio. I primi sono positivi nei confronti internazionali e in continuo miglioramento, i secondi invece sempre più negativi a testimoniare dall’incapacità di risolvere alcuni nodi critici del sistema. Per il Rapporto, i primi costituiscono una possibile giustificazione della mancata presa d’atto da parte dei decisori dell’esistenza di problemi strutturali nel nostro sistema sanitario.
Da qui nasce, secondo gli studiosi del CREA, la contrapposizione fra due posizioni dialettiche: quella dei trasformatori e quella dei manutentori. I primi ritengono che il sistema debba essere rivisto, anche perché la Legge 833 è stata scritta quando la sanità e la società erano completamente differenti. Per questa linea di pensiero, i principi rimangono validi ma il SSN è da aggiornare e integrare. I secondi, invece, ritengono che manchi solo volontà politica (ad esempio di rifinanziamento che scongiuri la crescente privatizzazione della Sanità.
