Lo stato dell’arte della sanità pubblica italiana tra orgoglio, crisi strutturali e urgenza di riforma

Il confronto sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale mette in luce resilienza, contraddizioni e nodi irrisolti. Investimenti, personale e territorio diventano il terreno decisivo su cui si gioca il futuro della sanità pubblica
Il confronto sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale mette in luce resilienza, contraddizioni e nodi irrisolti. Investimenti, personale e territorio diventano il terreno decisivo su cui si gioca il futuro della sanità pubblica

Durante l’evento Valorizzazione e riconoscimento delle specificità della Dirigenza sanitaria, organizzato a Roma il 29 gennaio dalla sigla sindacale Anaao-Assomed, si è tenuta una tavola rotonda a cui hanno partecipato degli esponenti di spicco sia della maggioranza che dell’opposizione sul tema della tenuta, delle criticità e dello sviluppo del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Il dibattito è stato molto acceso e questo secondo il Segretario Anaao-Assomed Pierino Di Silverio è il segnale di quanto «sia acceso il confronto sulla questione sanitaria».

La resilienza come collante di un sistema sotto pressione

Il SSN continua a reggere, ma lo fa grazie a una forza che non può più restare invisibile: la resilienza quotidiana del personale sanitario. Mariolina Castellone, Vice Presidente del Senato, richiama con chiarezza questo dato politico prima ancora che tecnico. Medici, infermieri e professionisti non medici tengono in piedi il sistema nonostante tagli, scarsa programmazione e una disorganizzazione che negli anni si è stratificata. Questo sforzo, però, non può sostituire una visione strutturale. Quando lo Stato approva una legge che riconosce il pagamento della specializzazione anche alle professioni sanitarie non mediche ma poi non stanzia risorse sufficienti per renderla pienamente operativa, manda un segnale preciso sulle proprie priorità.

Castellone insiste su un punto chiave: valorizzare le professioni sanitarie non rappresenta una concessione corporativa, ma un investimento sistemico. L’esperienza dello psicologo scolastico, avviata durante la pandemia, dimostra come la prevenzione produca ritorni economici e sociali misurabili. Meno ricoveri, diagnosi più precoci, minori costi futuri per lo Stato. Rendere strutturali questi interventi significa uscire dalla logica emergenziale che ha caratterizzato gli ultimi anni.

Il quadro demografico rafforza questa necessità. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e la trasformazione di molte patologie oncologiche in malattie gestibili nel lungo periodo spingono il baricentro dell’assistenza verso il territorio. Senza una rete territoriale forte, il sistema ospedaliero rischia il collasso. La resilienza del personale, oggi celebrata, rischia domani di trasformarsi in esaurimento se la politica non accompagna il cambiamento con scelte coerenti e finanziamenti stabili.

Orgoglio nazionale e sostenibilità: la lettura della maggioranza

Francesco Zaffini, Presidente della X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Senato, propone una lettura che intreccia orgoglio istituzionale e realismo finanziario. Il presidente della Commissione rivendica lo sforzo compiuto dal governo in termini di risorse: una quota significativa della manovra di bilancio destinata alla sanità e un incremento progressivo del Fondo sanitario nazionale che, a fine legislatura, dovrebbe raggiungere i 30 miliardi aggiuntivi. Secondo questa impostazione, non si possono risolvere in pochi anni problemi accumulati in due decenni.

Zaffini invita inoltre a respingere una narrazione controproducente per il Governo, la quale insiste esclusivamente sugli episodi di mala sanità, sulle liste d’attesa e sulle prestazioni negate. Questi fenomeni esistono, ma non raccontano l’intero sistema. Ogni giorno il SSN eroga milioni di prestazioni e garantisce cure a una popolazione vasta e complessa. Definire, come ha fatto l’esponente di Fratelli d’Italia, la sanità pubblica come un «gioiello di famiglia» significa riconoscerne il valore storico e sociale, oltre che sanitario. Questa visione, tuttavia, pone una sfida comunicativa e politica. Difendere il sistema non equivale a negarne le criticità. Al contrario, secondo Zaffini richiede la «capacità di lucidare il gioiello», spiegando cosa funziona e cosa va corretto.

La sostenibilità è un nodo centrale: se il Governo Meloni fosse in grado di trovare risorse aggiuntive da stanziare nella sanità lo farebbe immediatamente. Nonostante ciò, «dobbiamo porci anche il tema della sostenibilità». In aggiunta, Zaffini sottolinea la necessità di governare il cambiamento, non di subirlo. In questo quadro, rimettere al centro le professioni sanitarie rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente. Serve una governance capace di tradurre gli investimenti in servizi accessibili e tempi di risposta adeguati per i cittadini.

Universalismo incompiuto e lavoro sanitario in sofferenza

Il Capogruppo PD Commissione Affari Sociali della Camera Marco Furfaro ribalta la prospettiva e riporta il dibattito sul terreno dell’universalismo costituzionale. La sanità pubblica resta un diritto sancito dalla Costituzione, ma non per questo riesce automaticamente a trovare applicazione un accesso equo alle cure. Liste d’attesa troppo lunghe, ricorso forzato al privato e rinuncia alle prestazioni descrivono un sistema che non governa più la domanda di salute ma di cui ne è vittima. Definire il SSN come il migliore del mondo, senza accompagnare questa affermazione con investimenti adeguati, rischia di svuotare le parole di significato.

Furfaro lega strettamente la qualità del servizio alla condizione di chi vi lavora. Assunzioni, salari dignitosi e benessere mentale non rappresentano temi accessori. Senza professionisti messi in condizione di operare con serenità, il sistema perde attrattività e competitività. Il fenomeno della fuga verso il privato o verso l’estero nasce da dinamiche di mercato che la politica non può ignorare. Se il pubblico offre meno prospettive, minore flessibilità e carichi di lavoro insostenibili, la scelta di andarsene diventa razionale.

Il capogruppo dem in Commissione Affari sociali richiama anche le scelte di bilancio. Destinare risorse a finalità diverse dalla sanità, come nel caso dei centri per migranti in Albania, è una scelta politica che produce un effetto simbolico forte: segnala che la salute pubblica non occupa il primo posto nell’agenda nazionale. In questo scenario, l’universalismo rischia di restare un principio formale. Senza finanziamenti stabili, organizzazione efficiente e valorizzazione del lavoro sanitario, la sanità pubblica perde la sua funzione di ascensore sociale e diventa un servizio a geometria variabile.

Capitale umano, modelli organizzativi e riforma possibile

Il Ministro della salute Orazio Schillaci e Pierino Di Silverio in conclusione convergono su un punto essenziale: il capitale umano rappresenta il vero valore inestimabile del SSN. Il ministro della Salute respinge l’idea che l’emigrazione dei professionisti dipenda solo dal salario. Le carriere bloccate, la burocrazia e la scarsa flessibilità dei percorsi lavorativi pesano quanto, se non più, delle retribuzioni. Un sistema che non offre prospettive ai giovani perde competenze e futuro. Schillaci richiama anche una diseguaglianza inaccettabile: l’accesso alle cure e l’aspettativa di vita non possono dipendere dal CAP o dal reddito.

Dal punto di vista sindacale, Di Silverio sposta l’attenzione sulla qualità del tempo di lavoro. La sicurezza fisica, la disponibilità di strumenti adeguati, ambienti dignitosi e organizzazione efficiente incidono più del mero aumento salariale. Medici e operatori vogliono curare senza paura di aggressioni o denunce, senza dover competere per spazi e risorse, senza affrontare carenze di personale generate anche da cattiva organizzazione. «Sono sicuro che se poteste cambiare qualcosa del vostro lavoro con la bacchetta magica non pensereste ai soldi, ma a come migliorare la relazione di cura con il paziente» ha tuonato Di Silverio raccogliendo gli applausi della platea.

Il Segretario Anaao-Assomed invoca un cambio di modello organizzativo e professionale. La cura giusta, nel luogo giusto e al momento giusto richiede integrazione tra ospedale e territorio, responsabilità chiare e coinvolgimento diretto dei professionisti nelle riforme. La legge delega sulla sanità può diventare un’opportunità reale solo se la politica la riempie di contenuti condivisi. In gioco non c’è solo l’efficienza del sistema, ma la sua capacità di restare fedele alla propria missione pubblica.

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di Arrigo Bellelli

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