Il Professore Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara e Membro del Gruppo di Lavoro One Health dell’Associazione Italiana Microbiologi Clinici Enrico Miccadei delinea il perimetro concettuale della One Health. Nel farlo, pone l’attenzione sull’ampiezza delle discipline coinvolte e sul loro progressivo ampliamento. Il dialogo prende avvio dalla composizione scientifica di questo approccio, tradizionalmente ancorato alle scienze della salute, della nutrizione e alle aree medico-veterinarie, per poi aprirsi a contributi provenienti da ambiti meno consueti.
In questo scenario è rilevante il ruolo della geologia e della conoscenza del territorio, elementi utili a comprendere meglio le dinamiche che incidono sulla salute pubblica e animale. Si sottolinea come l’analisi delle matrici ambientali possa offrire chiavi di lettura complementari rispetto a quelle cliniche e biologiche, contribuendo a una visione più integrata dei problemi.
Nel corso della conversazione emerge anche il tema delle politiche sanitarie e del loro possibile ripensamento alla luce del paradigma One Health. Miccadei richiama quindi l’attenzione sulla prevenzione e sulla necessità di rafforzare strumenti decisionali più consapevoli. Viene evocata inoltre la dimensione formativa, con un riferimento al possibile aggiornamento dei programmi scolastici e alla definizione di cornici più precise per la tutela della salute umana e animale. Ci si muove così tra dimensione scientifica, organizzativa e educativa, delineando un campo in evoluzione che coinvolge attori diversi.
L’università come motore dell’interdisciplinarità
Continuando, il Professore concentra il discorso sul ruolo dell’università nel favorire l’integrazione tra saperi. L’ateneo viene descritto come uno snodo capace di mettere in relazione competenze differenti e di sostenere un lavoro realmente multidisciplinare. Il riferimento non riguarda soltanto le discipline scientifiche, ma si estende anche alle scienze umane e sociali. All’interno di questa prospettiva trovano spazio figure come sociologi e urbanisti, richiamate in relazione alle trasformazioni delle città e alla gestione dei territori complessi.
Miccadei colloca questa esigenza nel contesto italiano, evidenziando la fragilità di molte aree e la conseguente necessità di un approccio integrato e consapevole. Infine, chiude con uno sguardo prospettico sul contributo che il sistema universitario può offrire allo sviluppo della conoscenza e alla diffusione di modelli collaborativi. L’attenzione resta focalizzata sulla costruzione di reti tra discipline e sulla promozione di una cultura capace di sostenere le sfide future in ambito sanitario, ambientale e sociale.
