Maculopatia secca: luce infrarossa e correnti elettriche per rallentare la degenerazione retinica

Fotobiomodulazione e iontoforesi: due tecniche non invasive con luce e correnti elettriche promettono di rallentare la maculopatia secca, finora senza cura
occhi

La maculopatia secca, la forma più comune di degenerazione maculare legata all’età, rappresenta una delle principali cause di perdita irreversibile della visione centrale, con un impatto significativo sulla qualità della vita. Per questa condizione, finora priva di cure efficaci, emergono oggi strategie terapeutiche innovative non invasive basate su luce infrarossa e lievi correnti elettriche applicate sulla retina, presentate al Congresso Internazionale FLORetina a Firenze.

La maculopatia secca e l’urgenza di nuove terapie

La degenerazione maculare secca colpisce soprattutto le persone anziane, con circa 1 milione di italiani affetti dalla malattia, che provoca una progressiva perdita della visione centrale fondamentale per leggere, guidare e riconoscere volti. “Intervenire in questo stadio più precoce è cruciale per rallentare l’evoluzione verso le forme avanzate ed è proprio in questa fase che fotobiomodulazione e iontoforesi si stanno affermando come opzioni promettenti”, sottolinea Stanislao Rizzo, direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico Gemelli. Attualmente non esistono terapie altamente efficaci per impedire il peggioramento della malattia nelle sue fasi intermedie e avanzate, motivo per cui le nuove tecniche presentano grande interesse nella comunità scientifica e clinica. 

Fotobiomodulazione: luce infrarossa per la retina

La fotobiomodulazione utilizza luce rossa e infrarossa per stimolare l’attività cellulare della retina in modo non invasivo. Questo trattamento, eseguito in ambulatorio con un dispositivo LED, mira a:

  • stimolare la funzione retinica;
  • favorire il riassorbimento dei depositi sotto la retina (drusen);
  • ridurre l’infiammazione e supportare processi di riparazione cellulare.

Studi pubblicati su riviste scientifiche come EyeCurrent Ophthalmology Reports e Journal of Biophotonics mostrano che la fotobiomodulazione può migliorare alcuni parametri funzionali e anatomici della retina senza effetti avversi significativi, rendendola un’opzione promettente per rallentare la progressione della maculopatia secca. Ma sono necessari studi più ampi e standardizzati per definirne con precisione il ruolo nella pratica clinica, spiega Francesco Faraldi, Direttore della Divisione di Oculistica dell’AO Ordine Mauriziano – Umberto I di Torino.

Iontoforesi: correnti elettriche per veicolare farmaci

Una seconda strategia innovativa è la iontoforesi oculare, una tecnica che sfrutta correnti elettriche leggere per facilitare l’assorbimento di farmaci specifici direttamente nella retina. Questo approccio potrebbe aiutare a:

  • veicolare antiossidanti e agenti terapeutici nella macula;
  • superare le barriere fisiologiche che limitano l’efficacia dei trattamenti topici;
  • evitare iniezioni intraoculari invasive.

La iontoforesi è stata studiata come metodo per aumentare la concentrazione di sostanze attive nella retina e nella coroide, con un profilo di sicurezza favorevole, dato che la corrente utilizzata è molto leggera e non altera strutture oculari importanti. Nuove evidenze si stanno accumulando anche a favore della iontoforesi che, spiega Rizzo, «è una tecnica non invasiva, che sfrutta una corrente elettrica leggera per facilitare l’assorbimento di farmaci attraverso le membrane. Si esegue appoggiando un elettrodo all’occhio del paziente. Nel caso della degenerazione maculare, la iontoforesi viene studiata come metodo per veicolare farmaci specifici direttamente nella retina, migliorando l’efficacia del trattamento».

Promesse e limiti delle nuove tecnologie

Come sottolineato dagli esperti al Congresso Internazionale FLORetina queste tecnologie non sostituiscono ancora le terapie tradizionali per le forme neovascolari o avanzate della degenerazione maculare, ma rappresentano un importante passo verso alternative meno invasive e potenzialmente complementari alle strategie terapeutiche esistenti.

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di Carlotta Ferrante

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