L’evoluzione delle abitudini alimentari e dei comportamenti individuali sta incidendo in modo significativo sulla diffusione delle malattie epatiche: in Italia, circa un quarto della popolazione presenta segni di steatosi metabolica, mentre il consumo di alcol a rischio coinvolge milioni di persone. Un quadro che riflette un cambiamento strutturale, come evidenziato nel corso del 58° incontro annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), dove specialisti hanno analizzato l’intreccio crescente tra fattori metabolici e consumo di alcol.
«Le malattie del fegato stanno cambiando profondamente e riflettono in modo sempre più evidente la trasformazione degli stili di vita della popolazione» afferma Giacomo Germani, segretario AISF. «Steatosi metabolica e malattia alcol-correlata sono due facce della stessa crisi di salute pubblica».
Tra diagnosi tardive e progressione silenziosa
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la difficoltà di individuare precocemente le patologie epatiche, in particolare quelle di origine metabolica. La steatosi, infatti, può rimanere a lungo priva di sintomi, favorendo diagnosi in fasi già avanzate. Nei centri clinici italiani una quota consistente di pazienti presenta già fibrosi significativa o cirrosi al momento della presa in carico. La presenza concomitante di obesità e diabete contribuisce ad accelerare la progressione della malattia.
«La steatosi metabolica può restare a lungo silente, ma in una quota rilevante di pazienti evolve verso forme più aggressive» spiega Salvatore Petta, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo». Il problema è intercettare precocemente chi ha un rischio reale di progressione».
Giovani e alcol: modelli di consumo in trasformazione
Parallelamente, resta elevato il peso della malattia epatica legata all’alcol. Particolare attenzione viene posta alle fasce più giovani, tra le quali si osservano modalità di consumo episodico ma intenso.
«Nonostante decenni di prevenzione, l’impatto sociale della malattia epatica alcol-correlata resta molto forte» osserva Patrizia Burra, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università di Padova. «Il binge drinking e il consumo inappropriato di alcol possono avere conseguenze anche epatiche molto severe». Queste abitudini possono accelerare il decorso verso forme più gravi, con un impatto non solo sanitario ma anche sociale.
Terapie emergenti e necessità di integrazione clinica
Sul fronte terapeutico, accanto agli interventi sugli stili di vita, si stanno consolidando nuove opzioni farmacologiche per i pazienti con malattia più avanzata. I risultati degli studi clinici aprono a strategie di trattamento più mirate. L’introduzione di queste terapie rende ancora più evidente la necessità di un approccio integrato, che coinvolga diverse competenze specialistiche. Tuttavia, la presenza dell’epatologo nei percorsi dedicati alle patologie metaboliche non è ancora omogenea.
Il peso dello stigma nel percorso di cura
Un elemento che incide trasversalmente è rappresentato dallo stigma associato alle malattie del fegato. La percezione sociale può influenzare il comportamento dei pazienti, con un conseguente ritardo nell’accesso alle cure. «Il paziente che ha problemi legati all’alcol tende spesso a sentirsi giudicato e quindi arriva tardi ai servizi sanitari» sottolinea Burra. Ciò accade anche nelle persone con obesità o diabete». Questo ritardo si traduce spesso in diagnosi tardive e minori possibilità di intervento efficace.
Trapianto e gestione dei casi più complessi
Nei casi più gravi, il trapianto di fegato rappresenta una delle principali opzioni terapeutiche. Negli ultimi anni, i criteri di accesso sono stati progressivamente rivisti, anche per quanto riguarda le forme legate all’alcol. «La gestione di questi pazienti richiede una valutazione multidisciplinare molto rigorosa» continua Burra. «L’obiettivo è identificare i pazienti che possono beneficiare del trapianto e accompagnarli in un percorso di cura complesso». L’approccio attuale prevede quindi una selezione attenta e un coinvolgimento di diverse figure professionali, in un percorso assistenziale articolato.
