Il morbillo torna a far parlare di sé in Europa e anche l’Italia è tra i Paesi più colpiti. Nel 2025, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il nostro Paese è collocato al quarto posto nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo per numero di casi, in un contesto in cui il virus continua a circolare in diverse aree del continente.
Complessivamente, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025 sono stati segnalati 7.655 casi di morbillo nei 30 Stati membri Ue/See. C’è una quota consistente di infezioni tra i più piccoli e tra persone non vaccinate. Il quadro epidemiologico, pur con numeri inferiori rispetto all’impennata registrata negli anni precedenti, resta motivo di attenzione per i sistemi sanitari e per le autorità di sanità pubblica.
I numeri del morbillo in Europa nel 2025
Secondo l’ultimo report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sulla sorveglianza di morbillo e rosolia, nell’area Ue/See nel 2025 sono stati registrati 7.655 casi complessivi. La concentrazione maggiore è in Paesi come Romania, Francia e Italia.
L’Italia ha notificato 529 casi, un dato che la colloca al quarto posto nella classifica europea per numero assoluto di infezioni. In termini percentuali, i contagi italiani rappresentano circa il 6,9% del totale dei casi segnalati nell’area Ue/See.
La Romania rimane di gran lunga il Paese con il maggior numero di infezioni, con oltre quattromila casi registrati nel corso dell’anno, seguita da Francia e Paesi Bassi. Questa distribuzione geografica conferma che il morbillo continua a presentarsi con focolai concentrati in alcune aree europee, spesso legati a comunità con coperture vaccinali insufficienti.
Bambini e non vaccinati tra i più colpiti
L’analisi dei dati epidemiologici mostra che il virus colpisce soprattutto le fasce di popolazione più vulnerabili. Nel 2025 oltre il 40% dei casi ha riguardato bambini sotto i cinque anni, mentre circa il 35% ha interessato persone di età pari o superiore ai 15 anni.
Ancora più significativo è il dato relativo allo stato vaccinale. Tra i casi con informazioni disponibili, quasi l’80% delle persone contagiate non risultava vaccinato, mentre una quota minoritaria aveva ricevuto una o due dosi del vaccino.
Questo elemento conferma il ruolo centrale della vaccinazione nella prevenzione della malattia. Il morbillo è infatti una delle infezioni più contagiose, capace di diffondersi rapidamente soprattutto nelle comunità con livelli di immunizzazione insufficienti.
Il ritorno del virus dopo la pandemia
La crescita dei casi osservata negli ultimi anni si inserisce in una tendenza più ampia che riguarda l’intero continente. Durante la pandemia di Covid-19 la circolazione del morbillo era drasticamente diminuita, anche grazie alle misure di distanziamento e alla riduzione degli spostamenti.
Con il ritorno alla normalità, però, il virus ha ripreso a circolare in diversi Paesi europei, alimentato anche da un rallentamento delle campagne vaccinali e da lacune nella copertura immunitaria.
Secondo gli esperti di sanità pubblica, per prevenire focolai epidemici è necessario mantenere una copertura vaccinale di almeno il 95% con due dosi, soglia che garantisce la cosiddetta immunità di comunità e protegge anche le persone che non possono vaccinarsi.
Un’infezione da non sottovalutare
Sebbene spesso lo si consideri una malattia dell’infanzia, il morbillo può provocare complicanze anche gravi, soprattutto nei bambini molto piccoli, negli adulti e nelle persone immunocompromesse.
Tra le possibili conseguenze figurano polmonite, encefalite e altre complicanze che possono richiedere il ricovero ospedaliero. Nel 2025, nell’area Ue/See, sono stati registrati anche otto decessi associati all’infezione. Questo dato conferma della potenziale gravità della malattia.
Per questo motivo le autorità sanitarie europee continuano a sottolineare l’importanza della prevenzione, che resta lo strumento più efficace per ridurre la circolazione del virus e proteggere le fasce più fragili della popolazione.
