È stata presentata a fine dicembre 2025 alla Camera dei Deputati AIFE-PMA ETS, l’Associazione Italiana dei Centri e degli Operatori di Procreazione Medicalmente Assistita. L’obiettivo è quello di promuovere qualità delle cure, tutela dei diritti, prevenzione e sostenere politiche integrate sulla fertilità in un Paese segnato da una crisi demografica strutturale.
Un organismo unitario per la fertilità in Italia
È stata ufficialmente presentata presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la nuova Associazione Italiana Fertilità (AIFe), che riunisce centri e operatori della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con l’obiettivo di rafforzare la qualità delle cure, promuovere la prevenzione in ambito riproduttivo e tutelare i diritti delle donne e delle coppie.
Secondo la Presidente dell’associazione, Laura Rienzi, «Costituiamo l’Associazione Italiana Centri e Operatori di Procreazione Medicalmente Assistita (AIFE) per creare un organismo unitario di rappresentanza in un settore strategico per il futuro demografico del Paese», con l’intento di mettere insieme competenze scientifiche e cliniche di diverse discipline come ginecologia, endocrinologia, nutrizione e psicologia.
Obiettivi e primi passi
AIFe si propone di essere un catalizzatore di iniziative rivolte sia alle persone sia alle istituzioni, con un focus su informazione basata sull’evidenza e sulla tutela della salute riproduttiva. La prima azione concreta riguarda la richiesta al Governo, tramite un ordine del giorno da presentare in Parlamento, di destinare fondi delle campagne istituzionali del Ministero della Salute alla sensibilizzazione della popolazione sulla fertilità femminile e sulla crioconservazione dei gameti. Il segretario generale Dario Ginefra ha sottolineato la risposta parlamentare bipartisan: «L’auspicio è che il 2026 possa essere l’anno della preservazione della fertilità».
Un dibattito pubblico sulla fertilità
Per l’Onorevole Paola De Micheli, uno dei punti di forza dell’iniziativa è spingere la fertilità al centro del dibattito pubblico, soprattutto tra i più giovani: «Le nuove generazioni spesso non sono consapevoli. La fertilità è una cosa che a 19 a 20 anni si dà per scontata. Parlare seriamente di questioni di fertilità aiuterà a garantire anche a questo Paese, la più ampia possibilità alle donne, alle coppie di scegliere».
Anche Mara Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione al Ministero della Salute, ha evidenziato il valore di un interlocutore qualificato per il Ministero: «La denatalità è una sfida complessa che non può essere affrontata con misure isolate. Custodire la fertilità significa custodire il seme del domani».
Crisi demografica e prevenzione
L’Associazione nasce in un contesto segnato da una crisi demografica strutturale: nel 2024 l’Italia ha registrato poco meno di 370 mila nascite, con un costante calo dal 2008 e un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna. Secondo la demografa Cinzia Castagnaro, «la procreazione medicalmente assistita ha contribuito per il 3,9% della fecondità nel 2023. Per la fecondità del primo ordine delle donne con 40 anni e più, l’impatto della PMA arriva al 32,1%». In questo scenario, AIFe pone grande enfasi sulla informazione sanitaria sui tempi biologici della fertilità e sulle opzioni di preservazione, come la crioconservazione dei gameti, tecniche consolidate e validate scientificamente.
Stili di vita, prevenzione e ruolo della PMA
Per l’embriologa clinica e nutrizionista Gemma Fabozzi, «la fertilità è fortemente influenzata da fattori modificabili di stile di vita: fumo, alimentazione non adeguata, sedentarietà possono ridurre in modo significativo il potenziale riproduttivo». L’associazione enfatizza che, pur essendo la PMA una risorsa fondamentale, questa non deve sostituire politiche di prevenzione riproduttiva: «Investire nella salute preconcezionale significa aumentare le probabilità di successo riproduttivo e tutelare la salute delle generazioni future».
Verso una visione integrata della fertilità
AIFe si pone come interlocutore delle istituzioni per promuovere standard clinici elevati, formazione degli operatori e un accesso equo e informato alle tecniche di procreazione assistita. Secondo Carlo Alviggi, Professore Ordinario e Responsabile centro di Medicina della Riproduzione Federico II Napoli, «è necessaria un’integrazione strategica tra pubblico e privato» e, oltre alla cura dell’infertilità, la PMA deve essere considerata anche un’opportunità per la pianificazione riproduttiva consapevole. «La PMA deve essere vista come strumento di libertà riproduttiva, non solo di cura», ha aggiunto Alviggi, sottolineando che una donna che sceglie di crioconservare i propri ovociti «non sta congelando una gravidanza, sta congelando un’alternativa».
