Nelle donne patologie oculari più frequenti e rischio cecità più elevato: lo studio

Al congresso internazionale FLORetina ICOOR emergono nuovi dati che confermano uno scarto a sfavore delle donne nella prevalenza e nella gravità delle patologie oculari.
donne patologie oculari

Durante il congresso FLORetina ICOOR, in corso a Firenze, è stato presentato uno studio statunitense che amplia la conoscenza sulle differenze di genere nello sviluppo delle malattie oculari. La ricerca, pubblicata su Ophthalmology Science, ha analizzato oltre 14,5 milioni di esami oculistici effettuati nel 2018 su persone tra i 50 e i 99 anni, mettendo in relazione dati clinici e demografici. Da questa vasta analisi emerge che le donne presentano un rischio sensibilmente più alto di sviluppare patologie oculari e di incorrere in forme più severe di deficit visivo.

Un divario che aumenta nelle forme più gravi

“Per qualsiasi livello di deficit visivo, da lieve alla cecità, le donne mostrano probabilità più elevate rispetto agli uomini” ha spiegato Stanislao Rizzo, presidente di FLORetina ICOOR direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico A. Gemelli IRCCS e professore ordinario di Oculistica presso l’Università Cattolica di Roma. Secondo l’analisi, anche considerando l’età, il rischio femminile di sviluppare deficit lievi o moderati è superiore di circa il 30%. La distanza si amplia nelle forme severe, dove “la frequenza della perdita visiva grave risulta più alta del 35%”. Il dato più rilevante riguarda la cecità, “che risulta del 54% più comune tra le donne”.

Patologie retiniche: incidenza più alta nel sesso femminile

Il genere influisce anche sulla frequenza delle singole malattie. “Le donne dopo la menopausa hanno un rischio più alto di sviluppare degenerazione maculare e fori maculari, pari al 32% in più” ha detto Daniela Bacherini dell’Università di Firenze. L’incidenza femminile è superiore anche per la retinopatia diabetica (+8%) e per le occlusioni vascolari retiniche (+10%). Oltre agli ormoni emergono differenze strutturali tra retina maschile e femminile. “Algoritmi di intelligenza artificiale sono stati in grado di riconoscere il sesso dei partecipanti sulla sola base degli spessori retinici” ha continuato Bacherini . Negli uomini è stata osservata una maggiore densità degli strati interni della retina, mentre nelle donne prevalgono valori più sottili.

Il ruolo degli ormoni e dei fattori biologici

Secondo gli esperti, i fattori ormonali svolgono un ruolo determinante. “Le variazioni degli estrogeni, soprattutto in menopausa, riducono una protezione naturale contro lo stress ossidativo dell’occhio” ha affermato Francesco Faraldi, direttore della Divisione di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino. Gravidanza e uso di contraccettivi possono inoltre contribuire alla maggiore frequenza di occlusioni venose retiniche nelle donne sotto i 55 anni.

Proteine retiniche e risposta immunitaria ì

Ulteriori differenze riguardano la composizione proteica dei tessuti oculari. “Sono state individuate proteine espresse in modo diverso tra uomini e donne, con possibili effetti sui processi di riparazione e sopravvivenza cellulare” ha riferito Faraldi commentando uno studio della Cleveland Clinic. A questo si aggiunge la maggiore incidenza femminile delle malattie autoimmuni oculari, come le uveiti associate a patologie sistemiche quali sarcoidosi, sclerosi multipla e lupus.

Verso un approccio clinico più sensibile alle differenze di genere

Nonostante le evidenze, secondo Rizzo la pratica clinica deve ancora compiere un salto di qualità. “Manca una reale sensibilità di genere in oculistica, come già avviene in altri settori medici”.

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di Sara Claro

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