Il Piano d’Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) 2025-2030 ha ottenuto il via libera dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni-Città il 29 dicembre 2025, segnando l’aggiornamento della politica pubblica dopo oltre un decennio dal precedente piano. Come riporta l’Ansa, il documento nasce da un lavoro ministeriale coordinato da un tavolo tecnico dedicato e pone la salute mentale come bene comune e diritto costituzionale, non limitata alla sola assenza di patologia psichiatrica.
Il PANSM 2025-2030 rappresenta un passo importante nello sviluppo delle politiche per la salute mentale in Italia, con obiettivi ambiziosi e un forte richiamo all’inclusione sociale e all’innovazione dei servizi. La sfida principale rimane ora quella di tradurre le intenzioni in pratiche efficaci sul territorio, con un monitoraggio puntuale e un impegno costante da parte di istituzioni, professionisti e comunità.
La strategia e nuove figure
Il PANSM definisce un quadro operativo articolato in obiettivi e azioni concrete. La visione si basa su una strategia integrata per promuovere, prevenire e curare disturbi mentali lungo tutto l’arco della vita. Tra le aree prioritarie affrontate figurano la promozione del benessere psicologico, la gestione delle transizioni tra servizi per adolescenti e adulti, l’integrazione socio-sanitaria e la tutela di persone in contesti di detenzione o con problematiche complesse.
Il testo introduce novità significative nella struttura dell’offerta: per la prima volta una figura di psicologo di assistenza primaria è prevista nelle case di comunità e nei distretti sanitari, con l’obiettivo di intercettare precocemente segnali di disagio in collaborazione con i medici di medicina generale. Viene, inoltre, promossa la prescrizione sociale, che consente ai medici di indicare attività come movimento, gestione dello stress e corretta alimentazione per sostenere il benessere psicologico.
Il Piano affronta criticità storiche come la continuità di cura nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con équipe multidisciplinari chiamate a garantire un percorso assistenziale non frammentato. A ciò si aggiungono interventi per la salute mentale perinatale e per l’inclusione sociale attraverso il Budget di Salute e l’Housing First, strumenti volti a potenziare autonomia, lavoro e relazioni nelle persone con disturbi mentali.
Le critiche
Se da un lato il PANSM propone una visione moderna e integrata, dall’altro le risorse restano un tema centrale nel dibattito pubblico. La legge di bilancio 2026 stanzia gradualmente fondi per l’attuazione del Piano, con 80 milioni per il primo anno e risorse aggiuntive previste fino al 2030 per personale e attività essenziali. Tuttavia, molte associazioni sottolineano che tali stanziamenti appaiono insufficienti per colmare il gap con gli standard europei e per rendere pienamente operativi i servizi territoriali. Critiche emergono anche dalla comunità professionale, in particolare dagli ordini degli psicologi, che denunciano una visione del Piano troppo centrata sulla psichiatria e non abbastanza rivolta all’intervento precoce e alla prevenzione attiva del disagio psicologico.
