«Le persone cercheranno sempre un rapporto fiduciario con il proprio Medico di Medicina Generale (MMG). Se la rete degli ambulatori di MMG verranno svuotati di senso e persone per ‘presidiare’ le Case di Comunità HUB lontane chilometri dalle case dei cittadini, verrà meno la più importante rete di assistenza quotidiana in funzione sul territorio. Chi potrà permetterselo si rivolgerà al privato, le altre persone verranno ulteriormente emarginate dalla sanità pubblica».
È questo quanto teme Pier Luigi Bartoletti, Vicesegretario nazionale vicario FIMMG in relazione alla Delibera della Giunta Regionale del Lazio 1216/2025 con la quale la Regione si propone di attuare il DM 77/2022. La delibera ha provocato una forte opposizione da parte dei rappresentanti dei MMG, culminata nella pubblicazione di un documento dettagliato da parte dell’Intersindacale della Medicina Generale.
Qual è il principale problema?
«Il fatto che la Regione individui in pochi, grandi Case di Comunità HUB il cuore del suo modello organizzativo per l’applicazione del DM77 e voglia concentrare lì MMG e servizi».
Perché non siete d’accordo?
«Per due ragioni: la prima è che non è questo che serve alle persone, la seconda è che non è questo che prevede, anzi, prescrive il DM77».
Partiamo dalle persone
«L’inverno demografico è vicino. Tra sei anni la percentuale di over 65 avrà superato il 30%. Ora, se non si trova un argine all’inflazione nell’uso dei farmaci e alla crescita del bisogno di salute l’invecchiamento comporta, il peso sarà insostenibile per il SSN. La risposta, è la prevenzione intesa non come solo vaccinazione ma come sorveglianza per ridurre il numero di cronicità».
«Questo scenario comporta e richiede un cambiamento delle funzioni dei MMG per adattarsi al bisogno. Un cambiamento che la FIMMG è pronta ad accogliere. Ma il modello fiduciario pubblico, rappresentato dalla rete di ambulatori di MMG, è un patrimonio essenziale del SSN. È un servizio che le persone vogliono e sostengono. Indebolirlo per centralizzare i medici negli HUB è una perdita gravissima per la sanità pubblica. È una forma di burocratizzazione dei MMG che li trasforma in dipendenti, permette di ‘riempire’ le strutture costruire dal PNRR ma non fa nulla per rispondere ai bisogni dei cittadini».
«Il fatto che bisogna lavorare in team è pacifico, ma per non perdere la capillarità degli studi e quindi il contatto diretto dei cittadini è altrettanto importante. Devono viaggiare i dati non le persone; i punti di accesso devono essere le strutture sul territorio. Da lì, grazie alle case di comunità “HUB” si possono organizzare profili di complessità diversi. Non è un tema ideologico, ma un tema organizzativo».
Cosa dice il DM77 in proposito?
«L’allegato 1 dà facoltà alle Regioni di raggiungere gli obiettivi attraverso l’organizzazione che ognuna di esse è libera di scegliere. Ma l’allegato 2 è prescrittivo: fissa quegli obiettivi che devono essere rispettati come fossero LEA. E in quegli obiettivi il network territoriale chiaramente include CdC HUB, CdC SPOKE e studi del MMG. Chiediamo che venga rispettato. La CdC HUB non devono essere punto di accesso, ma punto di arrivo e coordinamento di una rete territoriale che già esiste, ed è indispensabile non venga svuotata di professionisti ed energie».
