La qualità dell’aria urbana in Italia resta una seria emergenza sanitaria, come evidenziato dal rapporto nazionale Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane, pubblicato da Isde Italia – Medici per l’ambiente con dati ufficiali di Ispra e delle Arpa/Appa.
Qualità dell’aria in Italia: allarme polveri sottili e NO₂
L’analisi dettagliata delle principali città mostra come le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5 e PM10) e di biossido di azoto (NO₂) superino regolarmente i limiti di sicurezza, con effetti negativi sulla salute della popolazione e in particolare dei gruppi più vulnerabili come bambini, adolescenti e donne in gravidanza.
Come sottolinea un articolo di Sanità Informazione, l’inquinamento atmosferico non è più solo un problema ambientale, ma un rischio sanitario concreto. Secondo i pediatri di Isde, l’esposizione cronica a questi inquinanti è associata a un aumento di malattie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche, fino a una significativa mortalità prematura.
Le città più critiche e i nuovi standard
Anche Ansa ha evidenziato il problema, confrontando le città italiane con differenze rilevanti: Torino e Milano risultano tra i centri più critici per livelli elevati di PM2,5, mentre città come Napoli, Palermo, Catania e Genova sono particolarmente esposte a concentrazioni elevate di NO₂ legate soprattutto al traffico veicolare.
Secondo i dati del report, molte città italiane superano costantemente i limiti fissati anche dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria (2024/2881) — che entrerà in vigore nel 2030 con limiti ancora più rigorosi — e le soglie raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), più restrittive per tutelare la salute pubblica.
Salute pubblica e interventi necessari
Il rapporto Isde evidenzia che non basta rispettare i limiti attuali per considerare l’aria respirata davvero sicura: il divario tra i livelli di inquinamento misurati e quelli consigliati dall’OMS indica che serve una svolta nelle politiche ambientali e sanitarie.
Tra le proposte concrete per ridurre l’esposizione e tutelare la salute pubblica, i medici sottolineano l’urgenza di:
- ridurre il traffico motorizzato nelle aree urbane,
- potenziare il trasporto pubblico elettrico,
- promuovere la mobilità attiva (come ciclabilità e percorsi pedonali),
- migliorare l’efficienza energetica degli edifici
Investire nella qualità dell’aria significa proteggere la salute delle generazioni attuali e future, in particolare dei bambini, che respirano più aria pro capite rispetto agli adulti e assorbono maggiormente gli inquinanti durante la crescita.
Un esempio di danno alla salute pubblica: smog in gravidanza e sviluppo cognitivo
Non solo effetti respiratori: numerose ricerche riportano che l’esposizione all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza può influenzare lo sviluppo neurologico del bambino fin dai primi mesi di vita. Studio e evidenze scientifiche mostrano che inquinanti come biossido di azoto (NO₂), polveri sottili (PM2,5) e particolato fine possono attraversare la placenta, innescando infiammazione e stress ossidativo nel feto e potenzialmente interferendo con i processi di maturazione cerebrale.
Una ricerca recente basata su dati oggettivi di sviluppo cognitivo nei neonati ha evidenziato che maggiore esposizione prenatale a questi inquinanti è associata a una performance cognitiva più bassa nei primi mesi di vita, con impatti particolarmente marcati in alcuni gruppi come i maschi. Gli inquinanti possono ridurre la preferenza per la novità nei test di memoria visiva, un indicatore precoce della funzione cognitiva.
