Reti assistenziali e modelli organizzativi per l’embolia polmonare

L’embolia polmonare si colloca oggi tra le principali sfide della sanità contemporanea, non solo per l’impatto clinico immediato ma anche per le implicazioni organizzative e assistenziali che la accompagnano lungo tutto il percorso di cura. Inserita a pieno titolo nell’ambito delle malattie cardiovascolari, questa patologia rappresenta una delle principali cause

L’embolia polmonare si colloca oggi tra le principali sfide della sanità contemporanea, non solo per l’impatto clinico immediato ma anche per le implicazioni organizzative e assistenziali che la accompagnano lungo tutto il percorso di cura. Inserita a pieno titolo nell’ambito delle malattie cardiovascolari, questa patologia rappresenta una delle principali cause di mortalità nel mondo occidentale e richiede un approccio che tenga insieme tempestività, continuità e integrazione delle competenze.

Cecilia Becattini, Vicepresidente e Presidente eletta della Società Italiana di Medicina Interna, fa emergere le dimensioni epidemiologiche e cliniche dell’embolia polmonare, insieme alla complessità dei pazienti che ne sono colpiti, spesso caratterizzati da fragilità e comorbidità multiple. Durante il momento acuto del ricovero e le fasi successive pone attenzione al passaggio dall’ospedale al territorio, alla gestione delle terapie e al monitoraggio nel tempo. In questo quadro prende forma il ruolo della Medicina Interna come ambito di cura capace di intercettare il bisogno assistenziale lungo un arco temporale esteso, dalla presa in carico iniziale fino al follow-up. L’esperienza clinica e i dati della ricerca contribuiscono a delineare uno scenario in cui l’embolia polmonare non è un evento isolato, ma una condizione che può evolvere e richiedere sorveglianza prolungata, competenze trasversali e modelli organizzativi adeguati.

Reti, governance e multidisciplinarietà nella gestione dell’embolia polmonare

La Presidente eletta Becattini affronta anche il tema della governance sanitaria e delle scelte organizzative necessarie per rispondere in modo efficace alle criticità legate all’embolia polmonare. L’attenzione si concentra sull’importanza di percorsi strutturati e condivisi, inseriti nelle reti delle malattie tempo-dipendenti, capaci di garantire risposte appropriate anche nei casi che richiedono interventi urgenti e altamente specializzati. In questo caso si richiama la necessità di una distribuzione razionale delle competenze e delle risorse, con un sistema che valorizzi il ruolo degli ospedali hub e favorisca il coordinamento con le strutture spoke.

In tale contesto, la Medicina Interna viene descritta come un nodo centrale del sistema, grazie alla diffusione capillare sul territorio nazionale e alla capacità di operare in stretta connessione con il Pronto Soccorso, la cardiologia e la medicina d’urgenza. Il contributo della ricerca clinica e dei dati epidemiologici aiuta a mettere a fuoco il profilo dei pazienti con embolia polmonare acuta e a rafforzare l’idea di un modello di cura che non si esaurisce nella fase ospedaliera. Becattini richiama così un’idea di sanità fondata su continuità assistenziale, collaborazione tra discipline e una visione di sistema in cui il percorso del paziente diventa l’elemento guida delle scelte organizzative.

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di Arrigo Bellelli

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